A ciò che ad ogni senso dia diletto,
Il piè che 'l regge e 'l vaso ov'entra il vino
A guisa fatti son di ramaglietto.
[2] Presso il Basile, invece dell'uccello, abbiamo una palma, ed il carme è questo:
Dattolo mmio 'nnaurato!
Co' la zappetella d'oro t'haggio zappato;
Co' lo secchietiello d'oro t'haggio adacquato;
Co' la tovaglia de seta t'haggio asciuttato:
Spoglia a te e vieste a mme.
[3] Polieno, Stratagemmi, lib. III.—«Poscia che Demetrio prese la città di Atene, Lacare vestitosi con certa veste da servo e da villano ed inchiostratasi la faccia, portando un cesto coperto di sterco, segretamente uscì dalla città per una postierla; e montato a cavallo, tenendo dei darici d'oro in mano, se ne fuggì. I cavalieri tarantini però, tennergli dietro a speron battuto senza punto arrestare il corso. In allora egli incominciò a spargere i darici d'oro per la via; i quali veggendo, i tarantini smontavano da cavallo e raccoglievano. Fatto questo più volte, egli tagliò loro il seguitarlo; e perciò Lacare cavalcando se ne venne in Beozia.»—Nè molto dissimile è l'altro stratagemma che nel libro IV Polieno narra di Mitridate. Cf. con la favola d'Ippomene ed Atalanta. (V. Guicciardini, Detti e fatti, il racconto intitolato:—«Quanto possa l'ajutorio divino nelle cose umane et per contra quanto nuoca la divina indegnatione.»—Vedi anche nel XXI dell'Orlando Innamorato del Bernia, la storia della figliuola del Re Monodante).
[4] Nell'Adone, Canto II, stanza LXIII:
L'altera dea, che del gran rege è moglie,
De l'usato s'ammanta abito regio:
Di doppie fila d'or son quelle spoglie
Tramate tutte e d'oro han doppio fregio;
Sparse di soli; e folgorando toglie
Ogni sole al sol vero il lume e 'l pregio.
Di stellante diadema il capo cinge,
E lo scettro gemmato in man si stringe.