Negli Intrighi d'Amore, commedia attribuita al Tasso (ed a ragione, come io credo), abbiamo un episodio simile nella scena settima dell'atto terzo.

MAGAGNA, ERSILIA

Magagna. Talchè....

Ersilia. Talchè con ragion mi dolgo e posso dolere, che io sono la più scontenta tra le scontente giovani del mondo. Ahimè!..

Magagna. Questo pianto è proprio come il fumo dell'arrosto, che non ti giova a niente, perchè ti bisogna venire al monastero al tuo marcio dispetto. Cammina dunque e lascia tanti talchè, se non vuoi che ti calchi con un calcatoppolo la coppola.

Ersilia. Eh Magagna, il dolor non è perchè io vada al monastero; ma perchè mi manda in quest'ora così sola, senza compagnia di donne. Poteva pur tardar insino a domani.

Magagna. Signora no, perchè dice quel proverbio: Il mal che tarda, piglia vizio. Avvertendosi la signora, che voi bestialmente siete innamorata di Camillo, farà bene a farvi passar di questa vita presente.

Ersilia. Come di questa vita presente? Dunque mi farai morire?

Magagna. Oh poffar, che m'era scappata!

Ersilia. Ritorniamo a casa; che, se sarà così, mi contenterò volentieri, purchè mi conceda, che avanti la mia morte possa vedere e parlare al mio dolcissimo Camillo, il quale dà lume a questi occhi e dà spirito a queste labbra.