Magagna. Tu ti pensi, con le tue parole inzuccherate, farmi tornare indietro? ma t'inganni a fè. Cammina pure, perchè la vita presente non s'intende di farti morire, ma di passarti di questa vita presente cattiva e trista, che menavi, a vita onesta e santa, come sarà al monastero.

Ersilia. Eh Magagna, non si cangia pensiero per cangiar loco. Quanto più m'allontano dal raggio del mio sole, tanto più cresce in me il desiderio di scaldarmi al suo caldo. Io amo Camillo con zelo di matrimonio, e questo zelo è pur onesto e santo. Ma che cosa fai?

Magagna. Mi accomodo questo pugnale, dubitando di qualche repentino assalto, perchè colui che accompagna femmine bisogna andar vigilante.

Ersilia. Sicchè essendo questo mio zelo così onesto.... Ma che moti son cotesti?

Magagna. Mi metto in guardia e provo come ho da investire e offender colui che per sorte ne volesse assaltare.

Ersilia. E perciò sarà bene a ritornare a casa, che l'andar a quest'ora per queste strade sospette mi fa temere di alcuno inconveniente.

Magagna. Tu zappi nell'acqua, se pensi di ritornar indietro. Cammina e zitta!

Ersilia. Fammi questo piacere!

Magagna. Non posso.