[] Il Liebrecht annota:—«Es ist nichts anderes, als eine ins Volk gedrungene Version von Strapar. IX, 4. (vgl. Dunlop—Liebrecht S. 497 zu Morlini, n.º 726; Pfeiffer's Germ. I, 270. Von dem Moler mit der schön Frauen.»—Cf. Sacchetti, Nov. LXXXIV, del dipintore Sanese, ecc. ecc.)
[ii] Gli è quel Vacca appunto, che ha scolpito uno de' leoni, che sono sotto la loggia de' Lanzi in Firenze. Ecco per intero l'epitaffio:
D · O · M ·
FLAMINIO · VACCÆ ·
SCULPTORI · ROMANO ·
QUI · IN · OPERIBUS · QUÆ · FECIT ·
NUSQUAM · SIBI · SATISFECIT ·
[3] Pubblicati sul Propugnatore di Bologna: se ne tirarono una trentina di estratti. Eran tre novelle: La coa, La sciora e la serva, El cœugh. Le due ultime vengon qui ripubblicate, la prima è stata incorporata in un altro mio lavoro, che vede la luce contemporaneamente al presente, sotto il titolo: XII Conti | Pomiglianesi | con varianti | Avellinesi, Montellesi, Bagnolesi, | Milanesi, Toscane, Leccesi, ecc. | Illustrati da | Vittorio Imbriani || Napoli | Libreria Detken e Rocholl | Piazza Plebiscito | M.DCC.LXXVI.—A' Paralipomeni era premessa un'avvertenza, in data di Roma 10. II. 73. che diceva:
—«Capitato l'autunno scorso in Lombardia, per meno d'una settimana, ebbi pure occasione di raccogliere la fiaba e le due novelline seguenti, che debbo all'amicizia benevola dell'egregio commendator Zambrini di poter qui pubblicare, come una prima Appendice alla Novellaja Milanese. Spero di poterne aggiungere quandochessia altre, attingendo a quella fonte inesauribile, ch'è la tradizione popolare. A coloro, che si occupano di cosiffatti studî e che bramassero maggior copia di riscontri, indicherò un articolo del prof. Felice Liebrecht, traduttore tedesco del Pentamerone, negli Annali letterari d'Heidelberg (Heidelberger Jahrbücher der Literatur; numero quadragesimoquinto dell'annata mdccclxxii). Il dotto mitologo, ragionando appunto della mia pubblicazione, addita per ciascuna fiaba o novella, non picciol numero di riscontri ed analogie.» ecc. ecc.—riferendo i riscontri indicati dal Liebrecht allo esempio Èl Tredesin, Vedi pag. 340 del presente volume.
[4] Voglio solo aver indicato qui, che la Novella del Lando, riferita a pag. 113 nella quarta Nota alla Novella VII e trattata anche dal Firenzuola, si ritrova pure presso il Bebelio, con alcune modificazioni:—«Erat cuidam civi Augustensi pica humanam vocem edocta, quæ cum saepe audisset famulum proclamare, vinum domini quatuor denariis vendi, clamavit et ipsa. Cum autem nocte quadam palmites vitium ex pruina magno incommodo affecti essent, ut vina postridie duobus denariis carius venderentur, proclamavit nihilominus pica vinum quatuor denariis: unde magnus concursus populi ad domum domini factus est pro emendo vino, quod alibi sex denariis venderetur, adeo ut iurgiis virum impeterent, quod virum non daret uti proclamasset. Quare concitatus dominus, picam in lutum deiecit Quæ, cum sublevata esset, vidit suem accedentem, qui totus erat lutosus et stercore inquinatus. Ad hunc pica: Proclamasti ne, inquit, etiam vinum quatuor denariis? Putavit enim uti se, ita et suem in lutum deiectum, quod vinum quatuor denariis proclamasset»—
A pag. 313 aggiungerei volentieri l'esempio seguente di una condanna pronunziata dal colpevole stesso in proprio danno. Racconta Ludovico Domenichi nelle Facezie.—«Il Re Lodovico decimo di Francia, facendo un convito a' suoi Baroni, disse che il Re d'Inghilterra, suo zio, gli aveva scritto et domandato il parer suo; che pena aveva meritato un servitore ignobile, il quale avea tradito un suo nobilissimo Signore. Era a tavola Eberto, il quale, non sapendo che ciò fusse detto per lui, domandato del suo parere, rispose: che colui meritava il capestro. Et così condannato di sua bocca et strascinato dal convito, venne impiccato per la gola. [Il meschino si diede la sentenza contra da sè stesso.]»
[5] L'Edizione è riuscita molto corretta. E poi, come dice un poeta vernacolo:
Pe' quacche errore, che trovato avisse,
O lejetore mmio, drinto 'ste carte,
Mormorare è bregogna, ca chest'arte,
Porzì ad Argo la fa, comm'autro disse.
Solo voglio avvertire, che a pag. 276, linea 7 va letto pacchia e pecchia, invece di pacchia e pacchia; e che a pag. 337, linea 21 s'ha da porre c' 'o agliaro, invece di co' agliaro e cancellare del tutto la postilla (a). Per gli altri errori o dell'autore o del tipografo, ci raccomandiamo alla indulgenza del benevolo leggitore.