Magagna. Non so.

Ersilia. Se sarà così, morrò contentissima, morendo in soddisfazion di colui, che per soddisfarlo, mi sarebbe poco pigliar mille morti per amor suo.

Magagna. Vuoi altro che questo? Acconciati e spediamola.

Ersilia. Fammi un'altra grazia, Magagna mio; legami le mani e i piedi a questa colonna mezza rovinata, e ritorna a chiamare Camillo: acciò lo possa pregare, che mi uccida di sua propria mano, per morir contentissima; o almeno, che io veda quegli occhi soavi, prima che io muoja.

Magagna. Quietati; chè non è Camillo che ti fa morire; ma, per dirla in breve, la signora Cornelia è causa che, amando più che la vita sua Camillo, ella disegnava pigliarselo per marito, e tu avendogli guastato il giuoco per le mani, ti darà scaccomatto di pedina.

Ersilia. Et io morrò per questo? Ah Cornelia, Cornelia, che non da matrigna, ma da propria madre t'ho servita e onorata sempre, s'era tale il tuo disegno, me lo dovevi dire, che tu contenta e io contentissima restava in un tratto, bastandomi solo il mio Camillo nell'istessa casa, dove se non come marito, l'avrei almeno come signore servito. Ahi che è vero, che nessuna matrigna fu buona!

Magagna. Orsù, non più parole; fermati che io alzo.

Ersilia. Aspetta un poco per pietà, in fin che dica due altre parole.

Magagna. Ma siano brevi; e presto, chè io intanto passeggio.