—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E gli riportò la libbra d'i' lino, bell'e sigillato in un rinvoltino, filato, com'avrebbe potuto fare una signora, perchè questa era una principessa, confinata in quella vasca perchè era fatata. Questo era burlato dai fratelli, che gli dicevan sempre:—«Eh, sposerai una rana, un pesce![4]»—E questo era sempre malinconico, di cattivo umore. Allora, quando gli ebbon riportato questa libbra di lino, i' padre volle provare, non persuaso ancora, perchè non voleva che ci fosse gelosia fra loro. Assegnò a ciascuno un piano della casa e disse, che chi avrebbe montato i' suo appartamento, spazio di quindici giorni, con miglior gusto, sarebbe stata la prima sposa a entrare in casa. Quello della rana, andiede alla vasca.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E sortiva i' solito pesce. Checchino gli diede a portare i' suo biglietto alla sposa, che in capo a quindici giorni i' quartiere doveva essere tutto mobiliato, doveva portare in casa letti, tende, poltrone, tutto. Dopo, quando andiedono a vedere i quartieri, quello della bottegaja era ammobiliato che non c'era male; quello della macellaja era persino sporco di sangue; e quello della rana era i' meglio quartiere di tutti, c'eran persin le tende di seta. Allora i' padre fissò, che i' piccino fussi quello, che fosse i' primo a essere sposo. La mattina fissorno le carrozze per andare a prendere la sposa, e gli altri fratelli ridevano, perchè dicevano:—«Andiamo a prendere un pesce!»—Figuratevi come lo burlavano! E va alla vasca.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E sortì dalla vasca una bellissima Principessa, che era la Rana, con sei carrozze, con tutte dame vestite da corte, e vanno a sposare. I fratelli ridevano e lo burlavano, credendo che fosse una rana: quando videro uscire una bella signora, rimasero stupefatti. Dopo pochi giorni fissorno lo sposalizio degli altri due fratelli e che quelle altre due dovessero servire di cameriste alla prima sposa. I' padre, che aveva fatto tanto perchè non c'entrasse gelosia fra fratello e fratello, mancò di prudenza: si sa, le cognate non si potevan dar pace di servire alla sposa di Checchino. Dopo, lei ebbe una figlia, la Principessa; e la consegnarono alla prima camerista, come per governante; la doveva tenere come una sua figlia, per bene; la consegnarono a lei, che n'avesse tenuto di conto. Un giorno, andando a spasso per un paese, avendo questa figlia, e la vendiede a un marinaro, perchè era gelosa. E lei non sapeva più come fare a tornare a casa dopo. Andiede a gira' per i' mondo, perchè temeva, che se tornasse a casa l'avrebbero ammazzata. E la prese per cameriera un signore distante una cinquantina di miglia. Cadde ammalata. Essendo ammalata, confessò i' suo delitto, che aveva commesso. Questo signore, avendo saputo che era stata smarrita questa figlia (avevon mandata la circolare) pensò di scrivere che aveva trovato quella, che aveva commesso questo delitto. La bottegaja guarì e fu consegnata a i' padre di questa figlia, che era divenuto Re, perchè aveva sposata la Rana. La presono, la feciono ricercare della figlia e a chi l'aveva venduta; e la murarono in un muro, lasciato fuori i' busto solo. E tutti i giorni doveva andare a portargli da mangiare la sua nipote di lei che l'aveva venduta (e che l'avevano ritrovata) per ricordargli i' suo delitto. E campò quattro anni e poi morì.
Stretta la foglia e larga la via,
Dite la vostra, chè ho detto la mia.
NOTE
[1] Annota il Liebrecht:—«Dazu K—M, n.º LXIII, Die drei Federn; Radloff I, 8. Der Kaufmann (vgl. Schiefner in der Vorrede, Seite XIII); und bei den Hindus sieh Asiatic Journal, n.º 19. p. 143—150. Stephens und Afzel. Svenska Folk—Sagor, etc. zu n.º XVII, Den förtrollade fästemän, wozu auch gehört n.º XV, Den fördrollade Grodan.»—Vedi Pitrè, Op. cit. XLVI. La Jmmiruta.