[2] Che, come si dice per proverbio, l'una avrebbe ajutato a maritar le altre. Ned altrimenti, per suggestione di Romeo, persona umile e pellegrina, calcolò Raimondo Berlinghieri: e le sue previsioni si avverarono.
[3] Un modo simile di sbrigarsi di persone incomode lo abbiamo visto nella Prezzemolina.
[4] Di fughe cosiffatte ne sono piene le istorie e le favole. Ne citerò una dalla Historia Varia del Domenichi:—«Sarà più fresca memoria e alquanto più felice consiglio d'una certa nuova et non più usata astuzia di Nicolò Picinino, il quale egli, famosissimo capitan di guerra del suo tempo et affezionatissimo del Duca Filippo, lasciò a' posteri; dalla qual cosa non si può dubitare, quanto fusse notabile e accorto l'ingegno di tale uomo. Perciocchè, essendo egli vinto in battaglia da Francesco Sforza, capitan generale della Signoria di Vinegia, et essendo fuggito et ricoveratosi a Garda, sul lago di Salò, sì come quel che non vedeva speranza alcuna di salvarsi, perchè egli non poteva ir salvo a trovare i suoi, nè anco si poteva molto fidare in una terricciuola, sì come è Garda; fece uno atto nuovo et non mai più udito innanzi quel giorno, di farsi portare in un sacco da un famiglio tedesco per il campo degli Sforzeschi, mostrando egli di portar pane a' suoi padroni, talchè finalmente egli si salvò in quel modo. Nel quale uomo difficilmente si potrà conoscere, a cui si dia la parte principale, o alla fortuna, che troppo lo favoriva; o alla fede del servidore, il quale con pericolo della sua vita lo portò a salvamento; o più tosto alla troppa fidanza del Picinino, il quale, mentre ch'egli avea paura dello Sforza più che non bisognava, non dubitò d' arrischiarsi a qual si voglia pericolo.»—
XXIV.
LE TRE MELARANCE.[1]
C'era una volta un Re, che aveva un figlio che era sempre serio; non era mai riuscito a farlo ridere. Dopo aver tentato tutte le vie per rallegrarlo, fu stabilito di mettere tre orci d'olio, ove il popolo sarebbe andato a raccoglierlo dalle fonti. Giunto al terzo giorno, che l'olio veniva a piccole goccioline[2], venne una vecchierella con una boccettina, che con gran fatica riuscì ad empire d'olio. Quando lei si avviava per andarsene, il principe gli gittò dalla finestra una palla sulla boccetta; e la boccetta si spezzò. Il principe sorrise allorquando si ruppe la boccetta e cadde l'olio in conseguenza. La vecchia si voltò in su e gli disse:—«Non avrai bene, finchè non avrai trovato la bella dalle tre melarance.»—Dopo quel momento, il principe tornò nuovamente ad esser serio. Una mattina finalmente il padre, alzandosi da letto e cercando del figlio, trovò una lettera, che gli diceva che era partito in cerca della bella dalle tre melarance. Cammina cammina, il principe, dopo aver percorso molti paesi, arrivò finalmente ad una casetta; e domandò dove si poteva trovare questa bella dalle tre melarance, e gli dissero che era poco distante; ma che era guardata da un orco, che, quando aveva gli occhi chiusi, era sveglio, quando li aveva aperti, dormiva[3]. Arrivato al posto, si attenne alle indicazioni; e prese le tre melarance, senza che l'Orco si disturbasse o se ne accorgesse. Ne aprì una e ci sortì una bellissima signora, e chiese di vestirsi. Ma il Principe non aveva premunito niente e la bella sparì. Comperò un vestito ricchissimo; e poi aprì la seconda. E ci sortì un'altra signora, che era più bella della prima, e chiese di vestirsi. Quando la signora fu tutta vestita, gli mancava il pettine. Il Principe al pettine non ci aveva pensato e la bella sparì. Finalmente aprì la terza; ci sortì un'altra signora, che era più bella di tutte le altre. Chiese di vestirsi. Fu vestita. Chiese il pettine. Il Principe le diede anche il pettine; e non mancandogli altro, decise di condurla alla corte. Però, pensa che non era conveniente di condurla a piedi; e disse:—«Io anderò a prendere delle belle carrozze. Dove ti lascerò?»—Alzando gli occhi la vide un albero foltissimo. Dice:—«Bene, monterò lassù, e intanto mi pettinerò.»—E così fece: montò sull'albero e si mise a pettinare. Il Principe andò a prendere tutto il corteggio. Sotto l'albero ci era un pozzo; poco distante dal pozzo una casetta, ove abitavano tre ragazze tutte brutte[4]. La maggiore prese la brocca e andò a attinger l'acqua al pozzo, ove rispondeva l'immagine della principessa sull'albero. Nel tirar la brocca, vide quella bella immagine, credette d'esser sè stessa, buttò la brocca e se n'andò. Tornando a casa, disse:—«Tutti mi dicono che io son brutta, ma io son tanto bella; e l'acqua non l'ho voluta tirare.»—La seconda fece lo stesso della prima. La minore, più furba di tutte, alza la testa e vede la bella principessa sull'albero. E disse subito:—«Signora, verrò a pettinarla.»—E salì. Si mise a pettinarla, e quando era già pettinata, gli mise uno spillo nella testa. La Principessa divenne una bella colomba e fuggì; e la brutta si mise gli abiti della Principessa. Arrivò il Principe con tutto il corteggio; e quando la vidde, non si persuase da tanto bella trovarla tanto brutta. Tutti i ministri si guardarono e sorrisero: non potendo persuadersi che le descrizioni date dal Principe di tanta bellezza fossero in un momento cambiate, ne domandarono le ragioni alla Principessa. E lei gli disse che, stando sull'albero al sole, l'aveva tinta e cambiata. Giunti al palazzo, il giorno dopo fu imbandito un magnifico pranzo. Giunti all'arrosto, invano l'aspettavano. Quando venne su il coco e disse che l'arrosto s'era bruciato. Disse che si era affacciata alla finestra una colomba, che aveva detto:—«Bondì, sor coco.»—Lui gli aveva risposto:—«Bondì, sora colomba.»—E lei rispose:—«Che l'arrosto vi possa bruciare, e Serafina non lo possa mangiare.»—Dice il coco al Principe:—«Per tre volte ho rimesso l'arrosto, ma è sempre bruciato.»—Il Principe disse:—«Prendete questa colomba e portatela qui.»—La sposa non voleva. Però il coco, ascoltando la voce del Principe, scese; e riuscì a prender la colomba e portarla su in tavola. Subito andò nel piatto della principessa e gnene rovesciò sull'abito. Indignata sgridò e voleva scacciare la povera colomba; il Principe però la prese e l'accarezzò; e sentì che sulla testa aveva un piccolo gonfio. Nel toccarlo questo gonfino, si accorse che era uno spillo; si sfilò e questa colomba ritornò la bella signora delle tre melarance, che era sua sposa. La brutta fu bruciata in piazza con una camicia di pece[5]; e la bella fu felice e stette col Principe.
Se ne vissero e se ne godettero;
A me nulla mi dettero.
Mi dettero un confettino:
Lo messi in un bucolino:
Vai a vedere se c'è sempre.