Dove il Nannucci annota:—«I Bolognesi e i Lombardi Tosa per fanciulla; o viene forse dal tonsus de' Latini, quasi proprio di chi ancora non ha capelli.»—L'etimologia è erronea; non viene da tonsa, ma invece da intonsa, chè le fanciulle lombarde portavano i capelli lunghi, ma li tagliavano nel dì delle nozze; onde il Manzoni, nell'Adelchi, fa dire ad Ermengarda ripudiata, che si rivolge alla madre morta:

Quella Ermengarda tua, cui di tua mano
Adornavi quel dì con tanta gioja,
Con tanta pièta; a cui tu stessa il crine
Recidesti quel dì, vedi qual torna!

Anche il Varon Milanes dice:—«Tos, Toson (Figliuolo. Putto. Fanciullo). È tolto dal participio tonsus, che viene dal verbo tondeo, es, qual significa tosare, perchè per il più i figliuolini vanno tosati, acciò forse i capelli non gli offendano il cervello ancora tenero, il che ce lo dà ad intendere l'aver udito consiglio di saggi medici, i quali volevano, che i figliuolini in quella tenera età andassero scoperta la testa per la sopraddetta causa.»—O che scienza ed igienica ed etimologica!

[xiii] Sternì o starnì, (dal latino sternere); far l'impatto, impattare, fare lo sterno o il letto delle bestie.

[xiv] Ficciàvol o Fittavol. Fittajuolo, affittajuolo, fittuario.

[xv] Dev'essere un Italianesimo, che non si ritrova segnato nel Cherubini.

[xvi] Si dice tanto carr quanto car; sebbene il primo sia più usuale. Entrambi sono registrati dal Cherubini. Io m'attengo scrupolosamente alla pronunzia della mia novellaja, che adoperava quando l'una e quando l'altra forma del vocabolo. Anche in Italiano, la stessa persona dice talvolta ommettere, ufficio, Allighieri, eccetera e tal altra omettere, uficio, Alighieri e via discorrendo.

[xvii] Per vers, in Milanese, s'intendono tanto le voci, con le quali ci rivolgiamo alle bestie, domestiche o selvatiche, per allettare, radunare, incitare, istizzire, iscacciare; quanto le voci degli animali stessi: el vers del loff; el vers del can; ecc. Non c'è lingua più ricca della nostra italiana per indicar con verbi, locuzioni e sostantivi speciali le voci ed i suoni, che emettono le varie specie di bestie. Ne ho formato un elenco, che oltrepassa i cento verbi; e non credo di averle registrate tutte; ecco perchè non lo inserisco qui con la sinonimia de' dialetti, che posseggon pure parecchi be' termini analoghi, i quali la lingua aulica desidererebbe. Ognun vedrebbe di quanto rimane al di sotto la nomenclatura delle voci degli animali in francese, ch'è tra le Rabelessiana del De L'Aulnaye in calce alla sua edizione del Rabelais. Ma non so resistere alla tentazione di aggiunger a questa postilla alcuni versi di un cinquecentista obbliato, che appunto mentova in essi parecchi termini siffatti, tra cui ce ne ha de' fidenziani e degli obsoleti. Questi è Gabriele Zimano, che nel Caride, favola pastorale, dedicata da Reggio il III Ottobre MDCX alla serenissima signora Margherita Gonzaga Estense, Duchessa di Ferrara, così fa parlare due pastori:

Timio.E tacerai tu dunque? ah, negli estremi
Miseri avvenimenti tu non chiedi
Col tuo soave dir dolce soccorso?
Caride.Soccorso? Ah, convien ch'io
Fra tutti gli animali
Taccia i miei casi; e che saria il narrarli,
Se non far compatir gli amici meco?
Ogni male ha rimedio, eccetto il mio;
Incurabile è il mio. Il toro mugge;
L'upupa si lamenta;
La civetta il gran torto
Mostra con aspro intorto;
L'ostropor la cicada
Forma, sfogando il duolo;
Ulula il lupo; ed il susur si sente,
Da i dolci favi; l'umile belato
Forman gli agnelli; il mattutino gallo
Espergifica lieto;
Lieto ancora il cavallo
Innisce; e l'elefante
Chiede con i mestissimi barriti
Soccorso; e agl'indistinti
Suoni lor non si nega
Se non mercede dono
Da la pietà, che al mio distinto dire
Chiude le crude orecchie!
Onde ben posso dire
Che non è verso me la pietà pia.
Chi mi darà soccorso
Se la pietà lo nega?

[xviii] Per l'uomo nascosto dentro una statua (od un quadro) oltre le novelle indicate in nota al Re Avaro vedi anche: A. Sgubernatis. Le Novelline di Santo Stefano (VIII. Argentofo).—Pitré, Opera citata: XCV. L'acula, chi sona (Geraci Sicula) XCVI. L'acula d'oru (Borgetto) e Lu Re Fiuravanti (Palazzo Adriano). Gonzenbach, Opera citata: LXVIII. Vom goldnen Löwen. Aloise Cintio de' Fabrizî, Origine de' Volgari Proverbî (M.D.XXVI.) la spiegazione del proverbio L'è fatto il becco all'oca, eccetera, eccetera.