[iv] Piccà, bussare, picchiare. Portascia, Usciaccio, portaccia. Dervì, aprire; a quindi dervigh, aprirgli; dervinn, aprirne.

[v] Capp, in milanese, non si adopera isolatamente nel significato proprio di capo, testa, anzi solo in alcuni significati tropici o metaforici. Capp de lader, capobandito. Si noti quell'on poo de sir, letteralmente: un poco di sere, una poca di sere.

[vi] Sogn, tanto sonno, quanto sogno. Lassass andà del sogn, è locuzione, che manca al Vocabolario Milanese Italiano di Francesco Cherubini.

[vii] Portà in spalletta (secondo il Cherubini)—«che i contadini dell'Alto Milanese dicono portà in pepiss o in gigiœura. Portare a zanchellini, portare a cavalluccio o a pentole o a pentoline. È quello che i lodigiani dicono portà in pegorina e i bergamaschi portà in croppa.»—Stanzin, stanzino, stanzibolo, bugigattolo.

[viii] Ned Onguent, ned ontà, si rinvengono appo il Cherubini. Anzi solo il verbo Ong, contadinesco Vong (ungere, ugnere) e il sostantivo (nel Supplimento) Ongiuda (ugnimento, untata). In altre novelle, non è un unguento specifico, anzi un'erba miracolosa, che risana il ferito e spesso risuscita il morto, come ho posto in un'altra nota. Alla quale mi giova aggiunger qui, che un'erba simile, che riappicca le membra troncate, si ritrova nella XII delle Novelle Antiche stampate in calce al primo volume del Catalogo dei Novellieri Italiani in prosa, raccolti e posseduti da Giovanni Papanti.

[ix] Cusinna, tanto vuol dir cucina, quanto cugina.

[x] Sostanzià, manca affatto nel Cherubini.

[xi] Dacord, accordo, convenuto, concerto. Fà el dacord, concertare accordarsi (locuzione trasandata dal Cherubini).

[xii] Tosa usavano anche i Provenzali. Giraldo Riquiero ha detto:

Toza, senz cor vaire
E senes estraire
M'auretz tan quan viva.