Per una penna d'uccello pagon.

E quel raccoglitore annota:—«Questi rozzi versi sono dal novellatore accompagnati con una di quelle monotone nenie, che dovettero, parmi, essere patrimonio comune della gente ariana (sic!) prima che andasse divisa. La nenia è semplice, come il lamento d'una vittima: ma, come il lamento d'una vittima, mette freddo.»—Lo Sgubbernatis non ci spiega cosa significhi quella M. nel terzo verso. In una versione fiorentina inedita, posseduta dal Pitre', il Flauto dice così:

Pecoraro, che in bocca mi tiè,

Sonami adagio e sonami ben;

Fui ammazzato nel bosco Olivè,

Senza colpa e senza ragion

Per la penna dell'uccello Grifon.

[10] Siscaro, Fischietto, Zufolo. Nel vocabolario del D'Ambra, manca siscaro, sebbene vi sia il diminutivo siscariello.