[NOTE]
[1] Vedi—I.—Imbriani (Novellaja Fiorentina), Petruzzo—II.—Gradi. (Saggio di letture varie) La Novella di Petruzzo.—III.—Pitré: (Op. cit.) CXXXI. Pitidda.—IV.—Bernoni (Tradizioni popolari veneziane. Puntata terza) Petin-Petele.
[2] Micco, diminutivo di Domenico. Mimì ne è il verseggiativo.
[3] Maccarune, plurale di Maccarone. Prima si diceva anche maccare, come ricavo dal Prologo del Capasso, contro il Gravina, autore di cinque tragedie:
E co' lo 'ngegno e co' 'no po' de sprèmmere
Le faje ascire justo comm'a maccare
Da lo pertuso a cinco a cinco l'opere.
Che i maccheroni siano d'origine siciliana; e che, come dice un proverbio citato dal Pitré: Sicilianu, mangiamaccaruni, (Vedi le Canzoni scritte dal P. Paolo Catania e pubblicate da Andrea Olicchia in Palermo nel MDCLXIII. vol. VIII pag. 173) a' Siciliani, prima che a' Napoletani, dovesse venire attribuito l'epiteto di Mangiamaccheroni, è cosa, che non può essere inforsata da chi rammenta le parole di Ortensio Lando:—«Fra un mese (se i venti non ti fanno torto) giungerai nella ricca isola di Sicilia, et mangerai di que' macheroni, i quali hanno preso il nome dal beatificare. Soglionsi cuocere insieme con grassi caponi et caci freschi da ogni lato stillanti butiro et latte; et poi, con liberale mano, vi sovrapongono zucchero et cannella della più fina, che trovar si possa: ohimè, che mi viene la saliva in bocca sol a ricordarmene. Quando io ne mangiava, mi doleva con Aristoxene, che iddio non mi avessi dato il collo di grue, perchè sentissi del trangugiarli maggior piacere; mi doleva, che il corpo mio non si facesse una gran capanna».—L'antico soprannome dei Napoletani era Mangiafoglia. Andrea Perruccio, (il quale, si noti, sebbene scrivesse in partenopeo letterario, era siculo) descrivendo una rassegna, dice, che primo veniva lo segnò Cianno:
Chisto portava li Napoletane,