Tu te mange l'uva quanno è aresta,

I' no' a pozzo verè' quanno è matura.

Bella vasinicò' 'rint'a 'sta testa,

Mm' 'a vularria fa' 'na fronn'a posta!

Donna. Nu'nzerve, ca mme sische, ca fora i' esco

Nennì', ca no' nce songh' 'a para vosta.

Para vosta non songhe, a 'ossignoria,

Manco nce venerò in casa vosta.

Prevola, pergola:—«Ingraticolato di pali, di stecconi o d'altro, a foggia di palco o di volta, sopra il quale si mandano le viti».—Da luongo, di lontano.—Vasinicò', vocativo di vasinicola, basilico, Ocymum basilicum, pianta solita a coltivarsi su' davanzal delle finestre e celebre per la canzone della Lisabetta, ricordata dal Boccaccio.— Testa, vaso di fiori.—«Dimandando una gentildonna ad un Cavaliere, il quale si dilettava di tener bellissimi testi di verdura, che rimedio c'era di farli vedir vosì belli, si mostrò il Cavaliere un poco ritroso a dirgliene; ma, importunato da lei, alla fine rispose: Le teste di verzura, signora, sono come le donne, che bisogna coprirle et innaffiarle; a dimostrare, che le belle cose con l' artificio e con l' industria s'abbelliscon più. E disse teste in femminino, come s' usa in Napoli, per rendere il motto più grazioso».—Tommaso Costo. Fuggilozio. E Giovan Francesco Peranda, scrivendo a Giulio Cesare Riccardi, Napoletano, e manifestandogli un desiderio del Cardinal Gaetani:—«Desidera Sua Signoria Illustrissima un Giardiniero et lo domanda ad impresto per due mesi, perchè vuol persona, che vaglia et che non cerchi ricapito. Sopra tutto, che sappia la quinta essentia delle piante piccole, perchè studia in haver quantità di teste. Parlo all'usanza vostra; et so, che non ci torrete per antiquarii».—

III. Bella figliola, 'ncopp'a 'sta fenesta,