[10] Sele è il fiume di maggiore portata della provincia di Avellino. Nasce nel Comune di Caposele; e, nella sua medesima sorgente, è largo e spazioso quasi un piccolo lago. Volendo indicare una gran quantità di acqua, i nostri popolani, per farsi intender meglio e seguendo in certo qual modo la simiglianza, che è fra le cose della loro fantasia e la realtà, danno a questa nomi proprî, se non ben convenienti, bene intesi da tutti. (Nota di Scipione Capone).
[11] La seconda parte di questa versione, dallo incontro della figliuola, dopo adottata dagli Orchi, con lo innamorato, in poi; e la sua fuga; risponde alla seconda parte appunto di Petrosinella, Trattenimento I della Giornata II del Pentamerone:—«'Na femmena prena sse magna li petrosine de l'uorto de l'Orca; e, couta 'nfallo, le promette la razza, che aveva da fare. Figlia Petrosinella. L'Orca sse la piglia e la 'nchiude a 'na torre. 'No Prencepe ne la fuje, e 'n virtù de tre ghiantre gavitano lo pericolo de l'Orca. E, portata a casa de lo 'Nnammorato, deventa Prencepessa».—Nella Chiaqlira dla Banzola, vedi La fola dla Prassulina. Nel Conto de' Conti, questa novella è intitolata Petrosinella; e vi si legge come segue:—«Narrasi, che una donna per nome Camilla, essendo gravida, ebbe un giorno desiderio de' petrosellini; (e perchè sapeva, che stavano piantati nel giardino d'un Orca, per vederli, quando s'affacciava alla finestra, che stava sopra al detto giardino), risolse, senz'altra dimora, di scendere nel giardino, e cogliersene quanto mai bramava, come fece. Ma accortasene l'Orca, le corse addosso: e, prendendola per i capelli, la voleva condurre in casa per divorarsela. La povera Camilla, in vedere il pericolo, che correva, incominciò, piangendo, a scusarsi; con dire, ch'ella non avea rubato i petrosinelli per gola o per altra cosa; ma, per essere gravida, dubitava, che la faccia del fanciullo o della fanciulla non nascesse seminata di quell'erba. E tanto pianse, che di lei l'Orca mossa a pietà, le donò la vita: ma volle, che l'avesse promesso il parto, che dovea uscire alla luce, o maschio, o femmina, che si sia. La povera Camilla, per scampare la vita, le promise ciò, che bramava. Perlocchè, venuto il tempo di partorire, fece una figlia così bella e leggiadra, che per nome la chiamò Petrosinella. E, facendosi grandetta, sua madre la mandava alla maestra; e incontrava per strada l'Orca, la quale le dicea: Dì a tua madre, che si ricordi della promessa. E tante glielo disse, che alla fine disse la sua madre, che l'avesse risposto: Pigliatela. E, trovando l'Orca, li fece l'istessa domanda. L'innocente ragazza le rispose: Ha detto mia madre, che te la pigli. Subito l'Orca se la pigliò. Avendola in mano, la portò in un bosco così spaventevole, che atterriva a chiunque vi passava davanti. Per la qual cosa, riponendo Petrosinella in un'alta ed oscura Torre, che per arte d'incanto la fabbricò in un subito, ch'era senza porte e senza scale, ma solamente c'era un finestrino alla sommità di detta Torre, stimò in questa maniera di star sicura di non perder quel caro pegno. Accadde un giorno, che, essendo fuori dalla Torre l'Orca, e cacciato Petrosinella da quel finestrino il capo fuora, passò il figlio d'un Principe. Il quale, vedendo quella bella sopr'umana creatura, se n'invaghì di maniera, che dispose di volerla per moglie. Quindi il Principe, volendo togliere la sua diletta dalle mani di quell'orrida Orca, non potea, stantechè avea fatto un incanto a tre noci, che le pose dentro di un buco, e senza delle quali non potea partirsi da quella torre. Petrosinella, che sapea il segreto, lo raccontò al figlio del Principe; e, trovato che ebbe le noci, Petrosinella li disse la maniera come l'avea da operare. E, fattasi una scala di corde, se ne discese cautamente dalla torre, e cominciarono frettolosamente a caminare. Ed accortasi l'Orca della fuga, si pose a camminare con tutta fretta per arrivarli. I quali, vedendola venire verso di loro, Petrosinella delle tre noci ne buttò una, e ne uscì un grosso cane, e latrando s'incaminò verso l'Orca. Ma l'Orca, che era piena di malizia, li buttò una pagnotta, e fè passare la furia al cane, e subito di nuovo si pose a perseguitarli. Petrosinella, vista di nuovo approssimarsi l'Orca, li buttò la seconda noce, e ne uscì un leone; e parea, che si volesse divorare l'Orca. Onde l'Orca, voltandosi indietro, vidde in mezzo di un prato un Asino. Subito li fu addosso e l'uccise. E, pigliatosi la pelle, se la pose addosso, ed andò verso il leone. E credendosi il leone, che fusse Asino, se ne pigliò molta paura. L'Orca di nuovo perseguitò quelli poveri giovani, senza levarsi la pelle d'Asino da dosso, ed avendo Petrosinella buttata la terza noce, ne uscì un lupo. Il quale, senza dar più tempo all'Orca, se la divorò come fosse stato un Asino. E li due amanti se ne andarono felicemente alla casa del Principe suo Padre, cui raccontando il fatto, com'era accaduto, le chiese per moglie Petrosinella. Il padre, che l'amava, aderendo alle brame del figlio, egli stesso volle congiungerli in matrimonio, che in pochi giorni si effettuò, ordinando, che si fossero celebrate le nozze con tutta quella grandezza, che poteva un tanto principe meritare. Dopo di che Petrosinella, mandando a chiamare la madre sua, colla licenza del suocero e di suo marito, la fece stare seco, menando i giorni suoi felici insieme colla madre, col suocero, e col suo amatissimo sposo».—Identica è appo il Bernoni (Op. cit.) La Parzemolina. Fughe, che felicemente riescono per incantesimi analoghi possono vedersi:—I.—Imbriani. (Novellaja Fiorentina.) Il Contadino, che aveva tre figlioli.—II. Ibid. Le due belle Gioje.—III.—Imbriani. (Novellaja Milanese.) I tre tosann del Re.—ecc. ecc. In una variante calabrese (di quel di Nicastro) il principio del Conto è come in questa Petrosinella e la fine, da che l'Orco se la conduce in casa in poi, come nella nostra Viola. L'uccello del Principe è un pavone, che dice alla ragazza:
Mangia e 'ngrassa, puttanazza,
L'omo sarvaggiu mangiari ti vo'.
E l'Orco insegna alla fanciulla di rispondergli
Si mangiu e 'ngrassu troppu bonu fazzu!
Di li toi pinni ne fazzu 'nu mazzu,
Di li toi carni boni polpettuni
Sugnu mugliera de lo toi patruni.
Spinna, pavuni! spinna, pavuni!