E veduta, ch'io l'hebbi, ivi discesi,

Per bere, e l'anel presi, e lo lasciai

Volendo farmi un'ottima bevanda; ecc.

Dunque un anello incantato era stato rubato a' Menec'Aniello. Ma egli il ricupera con l'aiuto de' sorci di Pertugiocupo, e subito, con esso anello incantato inasina, inciuca, insomarisce i ladri, che glielo avevan rubato:—«Co' cchiù allegrezza, che non ha lo 'mpiso, quanno l'arriva la grazia; fece subeto deventare due asene le negromante. Sopra l'uno de li quale stiso lo ferraiuolo, sse accravaccaje comm'a 'no bello conte; e, carrecato l'autro de lardo e caso, toccaje a la vota de Pertusocupo, dove, regalato lo Re e li Conziglieri, le rengraziaje de quanto bene pe' causa loro avea receputo, preganno lo cielo, che maje mastrillo le facesse 'mpedimiento, maje Gatta le portasse dammaggio, maje arzeneco le causasse despiacere»— Tra' Conti popolari raccolti in quel d'Agen da Gianfrancesco Bladè, v'è una leggenda intorno ad un viaggio di Gesù:—«Nostro Signore, con San Piero e San Giovanni, cammina cammina, giunse alla porta d'un castello. Picchiano. Un tozzo di pane per carità, signore; per l'amor di dio e della madonna. Pater noster, qui es in coelis, sanctificetur....... = Via di qua, birboni. Non vi darò nemmeno un briciolo, poltronacci. E, se non voltate subito le spalle, sciolgo i cani. = San Pietro, disse nostro Signore, poni il basto a quest'asino. Il padrone del castello si trasformò lì per lì in un asino; e San Pietro gli mise il basto e la cavezza. Nostro Signore, con San Pietro e San Giovanni, cammina cammina, giunsero ad un piccolo molino, dov'era una donna sola. Picchiano. Un tozzo di pane, per carità, mugnaja, per l'amor di dio e della madonna. Pater noster, qui es in coelis... = Poveretti, le vostre preghiere vi frutteran poco. Posso darvi solo questo pezzetto di pane. Dividetelo. = Grazie, mugnaja, disse nostro Signore. Pel vostro pezzettino di pane vi regalo quest'asino col basto e con la cavezza. Fatelo lavorare a più non posso; e non gli date nè paglia nè fieno. Saprà trovarsi di che campare la vita da sè, lungo il ciglione delle strade e presso le siepi. Nostro Signore se n'andò con San Pietro e San Giovanni. Cammina cammina, in capo a sette anni si ritrovarono innanzi al piccolo mulino. Ripicchiano alla porta. Un tozzo di pane, per carità, mugnaja, per l'amor di dio e della madonna. Pater noster, qui es in coelis... = Con piacere, poveretti. Entrate, la zuppa è in tavola. Ecco una pagnotta per ciascuno, ed agli e sale. Scendo in cantina a spillare una botte di quel vecchio. Sett'anni fa, tre poveri, più giovani di vojaltri, passarono di qua. Per un pezzetto di pane, mi donarono un asino col basto e la cavezza, raccomandandomi di farlo lavorare a più non posso, senza dargli nè paglia nè fieno. L'ho sempre lasciato trovarsi di che campar la vita da sè lungo i ciglioni delle strade e presso le siepi. Pure aveva compassione di quella povera bestia, grazie alla quale ho accorsato il mio piccolo molino e mi sono arricchita.==Mugnaja, noi vi abbiamo regalato l'asino col basto e la cavezza, ed ora bisogna restituircelo.==Volentieri, poveretti. Nostro Signore, San Pietro e San Giovanni salirono tutt'e tre sull'asino, che li portò fino al suo castello. Un tozzo di pane, Signora, per carità, per l'amor di dio e della madonna. Pater noster....==Volentieri, poveretti. Ecco tre pagnotte di dieci libbre l'una. Sett'anni fa, tre poveri vennero a chiedere l'elemosina alla porta di questo castello. Mio marito gl'insultò, minacciando sguinzagliare i cani. Allora uno de' tre il mutò in asino; un altro gli mise il basto e la cavezza ed il condusse via.==Riconoscereste vostro marito, signora? chiese nostro Signore.==Sì, povero, il riconoscerei.==Quand'è così, alzati e riprendi la tua forma prima. Allora l'asino s'alzò, riprese la forma umana, e la signora riconobbe il marito. Il padrone del castello morì la dimane, ma aveva fatto penitenza in terra e Nostro Signore lo accolse nel suo paradiso».—Per uno inasinamento simulato, vedi anche una Novella dell'Abate Michele Colombo, che dice averla stesa giusta la narrazione, che udita n'aveva in mezzo ad una brigata d'Amici ed il soggetto esserne stato trattato eziandio da uno scrittore francese e da un altro Italiano:—«Gianni, andato per legna in un bosco, ne lascia il suo asino fuori legato ad un albero. Due romiti, passando quivi vicino, lo veggono: uno di essi lo scioglie, ci lega sè stesso, e manda il compagno suo al romitorio col somiere di Gianni. Questi, uscito dal bosco, trova il romito in luogo dell'asino: lo mena a casa e 'l trattien seco a cena e ad albergo. Alquanti dì dopo, ito al mercato, s'imbatte nell'asino suo; e, credutolo il romito, lo compera e lo fa vivere più morbidamente, che non si conviene ad asino. La bestia insolentisce, prevarica, scandalezza Gianni, e impenitente si muore».—Confronta con la graziosissima Novella in sesta rima di Lorenzo Pignotti, intitolata Il ricco e l'asino, ch'è il Pignotti appunto lo scrittore Italiano, di cui parla il Colombo ed il Piron il francese. Vedi pure Pitré (Op. cit.) Lu Capaciotu.

Nella commedia del Fagiuoli, intitolata Il sordo fatto sentir per forza, due ragazzi, Celio (con due panieri di erba al collo) e Laura (con una mazza), giuocano all'ortolano.

Laura. Chi vuol l'ortolano? al cavolo, all'insalata; raddicchin di poggio; bietola, prezzemolo, nipitella; fior di borrana, di ramerino, salvia larga, arrò! (gli dà una mazzata).

Celio. Oi, tira piano, sai.

Laura. Ma ricordati, che ora io son l'ortolano e tu se' l'asino.

Celio. I' sono anche tuo fratello e tu non se' ortolano.

Laura. Ma ora, che noi ci balocchiamo, tu fai da asino, e io fo da ortolano.