Lo stile al quale oggi tutti convengono nell'attribuire il nome di lombardo o di comacino, che a ragione gli spetta, per le analogie che presenta con altri stili stranieri, per l'epoca in cui maggiormente si è svolto, per la derivazione sua dalle architetture più antiche, fu chiamato anche romanzo, sassone, carlovingio, gotico antico e romano-bizantino. Esso ritrae dalle chiese latine il tipo basilicale, la forma di taluni ornamenti e alcuni metodi tradizionali di costruzione, ritrae dalle bizantine l'uso delle vôlte e delle cupole a sesto rialzato, lo stile delle sculture e il carattere orientale di altre forme decorative. I contrafforti sporgenti all'esterno, i cordoni o nervature nelle vôlte a crociera e lungo i piloni che le sostengono, gli archivôlti multipli e la doppia strombatura nelle aperture, i capitelli cubici, i piloni poligonali e le colonne accoppiate sono organi e forme particolari a questo stile e create o sviluppate spontaneamente con esso, dalle necessità rigorose della costruzione, non mai ad un fine capriccioso o puramente decorativo.

Particolari delle arcate nel Chiostro di Piona.

I monumenti lombardi si presentano semplici e severi all'esterno. Raramente sono decorati a mosaico, e soltanto verso la metà del duodecimo secolo s'incominciarono a impiegare, a scopo decorativo, pietre e mattoni di diverso colore, formanti compartimenti e disegni di vivacissimo effetto. Le muraglie, pressochè liscie, son traversate dal basso all'alto da contrafforti o speroni sporgenti, che sostengono le arcate interne e disegnano, all'esterno, la distribuzione delle navate; lungo la facciata principale sono qualche volta scantonati e ornati agli spigoli, con colonne addossate che accompagnano il contrafforte fin sopra il fregio di coronamento. Il fregio, più o meno ricco, è quasi sempre costituito di archetti, impostati sopra mensoline, formate, come gli archetti, di pietre o mattoni variamente modellati, a spigoli vivi. A questi archetti, talvolta ricorrenti un dietro l'altro, talvolta intrecciati, talvolta sostenuti da colonnette o da pilastrini, sovrasta una fascia sottile, formata di mattoni disposti obliquamente, come i denti di una sega. Una fascia intermedia, egualmente costituita di archetti, segna la divisione interna dei piani. Alcune sculture disseminate qua e là, o disposte a striscie orizzontali irregolarmente interrotte, una o più file di finestre e le porte finiscono di ornare le pareti esterne delle chiese lombarde.

Fregio di coronamento e zoccolo nella Chiesa di Santa Maria del Tiglio in Gravedona.

Le finestre sono spesso bifore o trifore, con colonnine interposte; alla sommità dei frontoni, nelle pareti delle absidi e nelle cupole sono circolari od ovali o tagliate in forma di croce; ma generalmente han la forma di un rettangolo, col lato verticale straordinariamente allungato, terminato da un arco a pien centro. Spaziose nelle prime basiliche cristiane e negli antichi monumenti bizantini, andarono via via restringendosi coll'avanzare dell'arte lombarda, probabilmente a cagione del caro prezzo del vetro e della sostituzione avvenuta del ferro e del piombo al legno nelle intelaiature. Il rapporto fra la larghezza e l'altezza della luce libera, che è abitualmente superiore ad 1⁄2 nelle finestre delle chiese latine e delle bizantine, si riduce nelle lombarde, di età meno antica, ad 1⁄3, ad 1⁄5 e persino ad 1⁄10 nei monumenti del secolo dodicesimo. Ma, mentre la luce si va restringendo, la cornice esterna conserva sempre una certa larghezza, grazie all'ampia strombatura di cui ogni finestra è provvista.

La porta principale, vale a dire la più grande e la più riccamente ornata, si apre, ordinariamente, sull'asse della facciata principale. Altre porte più piccole danno accesso alle navi minori; non c'è chiesa di villaggio nè battistero lombardo che non abbia almeno due porte; le chiese monumentali ne hanno cinque o sei, senza contare quelle di servizio. Le strombature sono, anche nelle porte, assai larghe, e più aperte all'esterno che all'interno; sono esteriormente ornate con archivôlti, sostenuti da colonnette e da cordoni, tanto più numerosi e più ricchi quanto più importante è la porta. Questa decorazione, derivata dalle nervature dei piloni e delle vôlte interne, dà alle porte lombarde ricchezza e grandiosità straordinaria. La luce libera della porta è limitata superiormente da un architrave scolpito, sostenuto ai lati da due piccole mensole; il campo piano della lunetta, compreso fra l'architrave e l'archivôlto più profondo e più basso, è ornato di sculture o di pitture su fondo dorato all'uso orientale.