Porta del Battistero di Varese.


Quando il Cristianesimo, divenuto religione dello Stato, potè uscire dalle catacombe, dove se ne celebravano prima i misteri, le ricchezze, il lusso e la coltura erano già trasferiti, con la sede dell'Impero, in Oriente, dove poterono nascere e svilupparsi nuove forme architettoniche, in armonia con i riti e i costumi mutati. Ma i Cristiani di Roma e di tutto l'Occidente, non seppero o non poterono iniziare il trionfo della religione nuova, con l'invenzione di una diversa architettura; essi occuparono gli edifizi che già esistevano e, negli altri che andarono fabbricando, non si scostarono dalle forme e dalle tradizioni più antiche. Però non furono i templi pagani consacrati al nuovo culto: adorare il Cristo e la Vergine nel recinto istesso ove dianzi adoravansi Venere e Marte, sarebbe parso un sacrilegio; essi preferirono giovarsi di quegli edifizi civili che la destinazione precedente non avea profanati. Scelsero le basiliche e le trasformarono in chiese; riservarono ai vescovi e ai diaconi la tribuna, ove prima sedevano i giudici; ai lati della tribuna disposero il coro e gli amboni; innanzi all'emiciclo o abside, posto in fondo alla tribuna, alzarono l'altare. La distribuzione dell'edificio, diviso internamente da due file longitudinali di colonne, in tre grandi navate ineguali, si prestava alla separazione del popolo dai penitenti e dal clero; a destra presero posto gli uomini, a sinistra le donne; nella nave centrale, più larga e più alta, il clero minore e i catecumeni. Per meglio riparare l'edifizio dall'influenza delle intemperie, lo fecero precedere da un porticato coperto o atrio, corrispondente al pronao dei templi antichi, al narthex delle chiese bizantine. Più tardi, alle tre gallerie longitudinali ne aggiunsero una trasversale, e alle due più basse ne sovrapposero altre più piccole, destinate a mantenere più rigorosa la separazione tra le donne, che le occupavano, e gli altri fedeli.

Un altro tipo fu tuttavia adottato per le chiese minori e, particolarmente, per i battisteri: la rotonda, a pianta circolare, anulare o poligonale, coperta totalmente a vôlta, a differenza delle prime basiliche, le quali non erano coperte a vôlta che nelle absidi, nella tribuna e nel coro: in ogni altro luogo, l'armatura del tetto appariva intieramente scoperta all'interno.

Battistero di Lenno (Lago di Como).

Le vôlte, nel primo periodo lombardo, erano destinate a portare direttamente sul loro estradosso la copertura; erano costruite con materiali di piccole dimensioni, disposti coi giunti convergenti diretti normalmente alla superficie dell'intradosso; avevano uno spessore medio di 40 centimetri, che variava poco con la portata della vôlta, la quale non superava generalmente i 14 metri. Gli spazi ricoperti erano separati tra loro da arcate a tutto sesto, costruite in pietra arenaria o in laterizi. Le basiliche lombarde, nelle quali appariscono più spiccati i caratteri di questo stile, sono intieramente coperte da vôlte, ad eccezione delle chiese comasche, nelle quali le tavole, i correnti, i puntoni del tetto, sostenuti da mensole o da capitelli scolpiti in legno od in pietra, ornati di pitture, di meandri e di fregi, sostituiscono sempre le vôlte nella navata maggiore. Nelle altre invece, la nave stessa termina con una cupola ottagonale che, per mezzo di pennacchi conici disposti a gradini, appoggia sopra un tamburo quadrato, sostenuto da quattro arcate a pien centro. La tribuna termina con tre absidi, delle quali le due minori son poste sul prolungamento delle ali minori. I campanili sono situati contro i muri laterali, presso la tribuna o presso la fronte, e soltanto nelle chiese comasche sono incorporati all'edificio.