Le vôlte a crociera sono rinforzate, all'intradosso, da una energica armatura, costituita di archi sporgenti che accompagnano la vôlta da ogni lato, mentre altri archi, diretti diagonalmente, la traversano, dividendola in tanti triangoli sferici quanti sono gli archi laterali. La saetta di queste vôlte è piccola quando l'altezza è limitata, come avviene nelle navi minori sormontate da gallerie; ma, quando le vôlte possono liberamente elevarsi, come nella navata centrale, dove le arcate laterali e diagonali sono a tutto sesto, esse pigliano l'aspetto di vere cupole sferiche; e i costoloni o nervature che le traversano in ogni senso, mettendone in rilievo l'ossatura, costituiscono al tempo stesso una decorazione ricca e variata; e provano, a chi nol sapesse, come il più bello e potente mezzo di espressione, in architettura, consista nella manifestazione franca e sapiente della struttura. Di grossezza e di forma diversa, secondo che seguono la vôlta in un senso o nell'altro, queste nervature scendono a collegarsi ai piloni che stanno sotto le arcate e proseguono verticalmente, lungo i piloni medesimi, fino alla base dell'edifizio.

Il pilone a colonne addossate, questo simbolo della basilica a vôlta, come lo chiama il Selvatico, esisteva in germe nelle architetture più antiche, ma soltanto le architetture cristiane del medio evo ne svilupparono l'organismo, ne generalizzarono l'uso, ne affermarono la importanza. La colonna romana era troppo debole, era difficile tagliarla in un sol pezzo e metterla in opera; il suo impiego, come sostegno, era divenuto sempre più raro; il pilastro venne a sostituirla utilmente; e il pilastro, costituito di materiali diversi, potè assumere forme diverse, a seconda degli archi che dovea sostenere. Il sistema costruttivo e decorativo della vôlta diede vita e forma al pilone; le nervature, i costoloni delle cupole generarono quelle graziose colonne che lo abbracciano da ogni lato, elevandosi a fasci, dal pavimento fin presso l'imposta dell'arco cui corrispondono. E siccome uno stesso pilastro sostiene sovente tre diversi piani di vôlte, i suoi cordoni hanno grossezze e altezze ineguali in ragione dello spessore variabile e del diverso piano d'imposta di ciaschedun arco. La grossezza dei piloni varia, in una stessa navata, quando varia l'ampiezza delle vôlte; gli estremi di ciascuna fila, quelli che portano la cupola, appariscono sempre più sviluppati e più forti, e, alternandosi senza ripetersi, mentre soddisfano alle esigenze della stabilità reale e di quella apparente, temprano, colla varietà loro, la fredda e monotona severità dell'ambiente. Anche i sostegni cilindrici, a sezione circolare, più forti e più resistenti a parità di superficie, furono in uso nella architettura lombarda, e sono comunissimi nelle chiese comasche; ma riescono, senza confronto, assai meno eleganti di quelli a sezione poligonale.

Capitelli e architravi nella Chiesa di Santa Maria del Tiglio in Gravedona.

I capitelli, nelle colonne e nei pilastri, quando non hanno la forma di un cubo scantonato o di un cesto rozzamente scolpito, imitano, più o meno felicemente, le forme del capitello corinzio. Sono, per lo più, formati di due pezzi distinti: l'uno comprende il corpo del capitello e il collarino, l'altro costituisce l'abaco ed è sovente assai massiccio, tanto da trasformarsi in un membro indipendente dalla colonna, in una specie di cuscino parallelepipedo, più sviluppato nel senso dello spessore del muro, contro l'imposta dell'arcata cui corrisponde. Il capitello cubico ha la forma di una cupola sferica con pennacchi, racchiusa fra quattro pareti verticali, diminuita del segmento di sfera che sovrasta ai pennacchi e rovesciata. Robusto e tozzo per la semplicità geometrica delle sue forme, esente da ogni ricercatezza decorativa e motivato unicamente dalle esigenze della sua funzione, esso può giacere isolato, anche senza l'aggiunta di abaco o di collarino al sommoscapo della colonna. Le sue pareti sono, ordinariamente, liscie; qualche volta sono coperte di sculture e di ornati, rilevati od incisi.

Il profilo delle basi è quello della base attica, leggermente modificato nella proporzione delle modanature. Nei monumenti più antichi s'incontrano basi somiglianti a quella corinzia, formate di due scozie e di un toro interposto. Sono notevoli le appendici, in forma di unghie, che uniscono l'astragalo ai vertici superiori del plinto; queste unghie, modellate, generalmente, con grande semplicità, hanno talvolta forme ricercatissime, talvolta mancano affatto.