Il giovane di Milnwood stava tuttavia ondeggiando fra tali idee, allorchè un rumor di tamburo uditosi da lontano lo fece risolvere.

»Questi è senza dubbio Claverhouse col restante del suo reggimento, esclamò. Se proseguite il cammino, cadete inevitabilmente nelle sue mani; se volgete i passi ver la città rischiate d'incontrarvi nel colonnello Graham. Le gole delle montagne son custodite. Non posso abbandonare in tale pericolo chi salvò la vita a mio padre. Venite a Milnwood. Se siamo scoperti, farò in modo che la punizione della giustizia cada sopra di me, senza avvolgere nella mia rovina uno zio....»

Burley ascoltò tale discorso senza mostrar grande commozione, indi si fece a seguire chetamente Morton.

Il castello di Milnwood fabbricato dal padre di chi n'era a quei giorni proprietario noveravasi fra i più belli, ridotto però in uno stato di grande scadimento per la niuna sollecitudine datasi dal presente padrone a restaurarlo. Una breccia aperta nel muro di cinta dava ingresso nel cortile della scuderia, e fu per questa che venne introdotto Burley.

»Gli è d'uopo che vi lasci qui un momento, gli disse, fintantochè io vada in casa per procurarvi un letto.»

»Qual bisogno ne ho io? rispose Burley. Sono trent'anni dacchè la mia testa si adagia più spesso sulla nuda terra che su i cuscini. Oltrechè voi poi non potete farmi entrare in casa senza ammettere alla confidenza del mio segreto qualcuno, e sarebbe ciò un aumentarmi il pericolo di venire scoperto.»

Timore che parve fondatissimo a Morton, il quale fece entrare il compagno nella scuderia, ove collocarono i loro cavalli, e Burley si fece letto di alcuni fasci di paglia.

»Tornerò fra brevi istanti, gli disse Morton, e vi porterò que' reficiamenti che a tale ora mi sarà possibile procacciarmi.»

E per vero dire ei non era poco impacciato a serbare questa promessa: perchè la speranza di ottenere da cena tutta era posta nel trovare di buon'umore la sola persona alla quale il signor del castello dava l'intera sua confidenza, la vecchia governante. Se questa donna fosse andata a letto, o corrucciata per avere aspettato il suo giovane padrone oltre la mezza notte, vi era grande probabilità per l'ospite di dover dormire a digiuno.

Inoltratosi adunque Morton alla porta di casa, picchiò modestamente com'era solito praticare tutte le volte quando avvenivagli di tornare dopo l'ora in cui suo zio aveva uso di ritirarsi. Così assumea l'aria di chi confessa una colpa e ne chiede remissione, e sollecitava anzichè chiedere di essere ammesso. Ripetè due volte quel picchio, e la governante, lasciando il cantone del fuoco, presso cui stava seduta, e mettendosi attorno al collo un secondo fazzoletto per ripararsi dal freddo, trasse il catenaccio, abbassò una stanga di ferro, e la porta fu aperta.