»Bell'ora di tornare a casa, signor Enrico! (gli disse con quel tuono che d'ordinario prendono le fantesche viziate dall'indulgenza del loro padrone) bell'ora da disturbare il riposo d'una casa tranquilla, e da obbligarmi a vegliare alzata aspettandovi ad onta d'un ostinato raffreddore che provo!»

E per mostrare di non avere detto bugia tossì due o tre volte.

»Vi ringrazio, Alison, vi ringrazio di tutto cuore!»

»Mio Dio! sig. Enrico, siete ben divenuto un gran signore! Tutti mi dicono mistress Wilson. Il sig. Milnwood solamente mi chiama Alison, ma non sempre. Spesse volte mi nomina mistress Wilson anche egli.»

»Ebbene, mistress Wilson, io sono dunque mortificatissimo d'avervi fatto aspettar tanto tempo.»

»Or dunque che state a fare? prendete una candela e andate a coricarvi — Soprattutto, abbiate attenzione di non lasciarla sgocciolare nell'attraversare i corritoi; perchè qui c'è sempre da pulire, e tutte le faccende vengono addosso a me.»

»Ma la mia cara Alison, vorrei veramente cenare prima di mettermi a letto.»

»Cenare! Lo dite per celia, signor Enrico? Come se non sapessimo che siete stato eletto capitano del Pappagallo, e che avete condotti tutti gli sfaccendati della contea all'osteria del suonatore di cornamusa, di Niel, banchettandogli, a spese sicuramente di vostro zio; perchè dove avreste trovato voi di che pagare un tal conto? datemi ora ad intendere che avete bisogno di cena!»

»Vi assicuro, mia buona mistress Wilson, che muoio di fame e di sete e so che avete troppa cortesia per non lasciarmi pregare invano.»

»Ah sig. Enrico! come sapete far bene per conciliarvi le donne! Pazienza se non saranno che vecchie! non correrete pericolo, ma tenetevi lontano dalle giovani — Ebbene! son per darvi una prova di non avervi dimenticato. Lo so anch'io che non bisogna mettere i giovinetti al caso di andare a letto a stomaco vuoto.»