E dobbiamo a tale proposito rendere giustizia a mistress Wilson, che era un'eccellente donna, ed amava grandemente Enrico siccome quella che lo aveva veduto nascere. Tutte le cose da lei dette sin qui erano intese soltanto ad ostentare un tal qual tuono di superiorità, ma ella avea preparato entro un canestro tutto quanto occorreva alla cena del suo giovine padrone.

»Andate, figlio mio, gli diss'ella riguardandolo con occhio di compiacenza. Portatevi con voi le vostre vettovaglie. Le troverete buone, almeno quanto i cibi che v'avran potuto apprestare nell'osteria di Niel. La moglie di Niel sì era una brava donna; però quanto al saper fare cucina, non poteva ancora competere con una governante d'una casa signorile. Sua figlia poi povera creatura! è tutta un'altra cosa. Non pensa che all'acconciatura. Domenica scorsa l'ho veduta alla chiesa con una cuffia tutta a nastri. Tanta pompa non finirà bene. Ma andate, figlio mio, non posso più tenere gli occhi aperti. Non fate le cose in troppa fretta, e abbiate riguardo nello spegnere la candela. Voi troverete un boccale d'ala, e una picciola ampolla di ratafiat fior d'aranci. Non ne do a tutti, e lo tengo in serbo pe' mali di stomaco cui vado soggetta; ma vi gioverà meglio che l'acquavite. È una bevanda pregiudizievole alla gioventù. Buona notte, sig. Enrico! Badate bene alla candela.»

Morton l'accertò che avrebbe prese tutte le necessarie cautele, e le disse di non prender tema, se lo udiva discendere, e di ciò addusse in iscusa il bisogno di tornare a visitare nella scuderia il proprio cavallo, promettendole che avrebbe avuta la massima cura di chiuder bene la porta. Egli volea tosto correre, raggiugnere il suo ospite, allorchè voltosi addietro vide mistress Wilson che mettea fuori la testa dalla porta socchiusa, e che raccomandava di bel nuovo: »Tenete più diritta la vostra candela, o cattivello.»

CAPITOLO V.

»Sull'aggrottata fronte in note ultrici

»Scritto è col sangue: morte ai miei nemici!

Per sottrarsi alla vigilanza della buona donna di casa, Morton andò per poco nella propria stanza. Munito d'una lanterna sorda ei s'accigneva a portare a Burley la preparatagli cena, quando udì il calpestio di una banda di cavalleria, lontana solamente due passi dalla casa. Ed era quella stessa di cui gli sonarono all'orecchio i tamburi dietro la strada. Giunta la banda dinanzi alla porta del castello, udì l'ufiziale comandante del distaccamento gridare con distinte note: alto là! Nascosto con tutta accuratezza il lume, si avvicinò alla finestra, schiarita per buona sorte dai raggi di bellissima luna, onde potè scorgere le cose che a mano a mano accadettero.

»A chi appartiene questa casa?» gridò una voce con tuono autorevole.

»A sir David Milnwood, mio colonnello» gli fu risposto.