»I vostri discorsi son belli e buoni; ma io non vedo che una via per trarci d'impaccio. So che regna buona intelligenza fra il sig. Enrico Morton e miss Editta. Ho portato più d'una volta e libri e scarabocchi che si scrivevano or l'uno or l'altro, senza mai far vista di accorgermi di che si trattasse. Gli ho trovati spesso a passeggiar insieme pel viale di Dinglewood benchè abbia finto di non vederli; perchè non è poi tanta bestialità qualche volta il fingersi bestia. So in oltre che sir David ha bisogno d'un bifolco che gli guidi l'aratro. Il miglior partito adunque è andarsene da sir Enrico; raccontargli quanto ne è accaduto e son sicuro che ci proteggerà presso suo zio.»
»Ottima idea, figlio mio! Gli dirò che siamo perseguitati dalla giustizia, e...»
»No, no, madre mia. Vi prego non aprir bocca. Tutti i vostri discorsi non cofanisti...»
»Non conformisti, Cuddy!»
»È lo stesso. La sostanza è, che sarebbero assai per farci mandar via con brutto garbo. In nome di Dio! lasciate parlare me solo. So bene che il vecchio di Milnwood non è l'uomo da darne grosso salario perchè è più esoso del lardo rancido. Ma finalmente nel caso a cui siamo ridotti è qualche cosa l'aver sicuro un tozzo di pane e non dormire al sereno. Orsù dunque, madre mia! facciamo i nostri fagotti, che molto non ci brigheremo, e risparmiamo al sig. Harrison l'incomodo di cacciarne fuori.»
Mausa trovò savio cotesto avviso, nè tardarono ad avviarsi alla volta di Milnwood.
CAPITOLO VII.
»Sì Puritan. Se meglio tornassevi a talento
»Sono il diavolo ancora. Sarò sempre contento