»Signore, rispose Morton, quegli stessi motivi che m'indussero a concedergli asilo per una notte, mi costrignerebbero a custodire il suo segreto, se me lo avesse confidato.»

»Così dunque ricusate darmi una risposta?»

»Non ne ho altre da darvene.»

»Si troverà forse modo di farvi parlare, bravo giovane, strignendovi fra l'uscio e il muro, o mettendovi una miccia accesa fra ciascun dito.»

»Per amor del cielo! disse sotto voce la Alison a sir David, date loro del denaro. È sol denaro che vogliono. Se no, ammazzeranno il sig. Enrico, ammazzeranno voi, ci ammazzeranno tutti.»

Milnwood sospirò, e con fioca voce come chi è in atto di rendere l'anima a Dio disse al sergente: »se... se venti... sì, se venti lire potessero accomodare questa faccenda...»

E mistress Wilson continuò: »Lo udiste, sig. sergente? il mio padrone vi darà venti lire sterline...»

»Venti lire di Scozia, sgraziata!» la interruppe sir David, che l'avarizia in quell'istante fece dimentico dell'abituale condiscendenza ai detti della vecchia sua governante, la quale però senza dargli retta continuò:

»Sì signore, venti lire sterline, se volete aver la bontà di scusare questo giovane spensierato. Egli è sì caparbio che lo fareste in pezzi senza ottenerne una sola parola. E qual costrutto vi avreste di avergli arse le sue povere dita?»

»Veramente, Bothwell titubando rispose, non so nemmen io ben bene che debba rispondervi. Conosco molti miei compagni che prenderebbero il denaro, e condurrebbero prigioniere il giovine; ma io poi ho una coscienza, e se il vostro padrone vuol mantenere le sue offerte, e obbligarsi a comparire pel nipote, e se tutta la casa vuol presentar giuramento....»