»Presteremo quanti giuramenti vorrete voi, esclamò la Alison. Spicciatevi, disse indi sotto voce al padrone, andate a cercare il denaro, o metteranno il fuoco al castello e ne abbrustoliranno tutti come salsiccia.»

Il vecchio Milnwood guardò in aria flebile la governante, indi s'avvisò lentamente alle sue stanze, ove fece vedere la luce ad alcuni prigionieri che s'ascondean nelle tenebre da lungo tempo.

Intanto Bothwell, prendendo tuon dignitoso, s'accigneva a ricevere il giuramento di cui testè aveva fatto parola: »Donna, qual è il vostro nome?»

»Alison Wilson, signore.»

»Ebbene, — Voi Alison Wilson, dichiarate, certificate, giurate solennemente di riguardare come illegale e colpevole qualunque società e congrega contraria alle leggi di sua maestà, e ai regolamenti del Consiglio privato?»

»Lo giuro,» disse Alison alzando entrambe le mani.

Qui la cerimonia venne interrotta da una disputa fra Cuddy e la propria madre. Era qualche tempo ch'essi parlavano sommessamente; ma il tuono delle lor voci ingagliardì a proporzione dell'infervorarsi della discussione.

»Silenzio dunque, madre mia, silenzio, (si raccomandava Cuddy) non potete voi tacere ancora per pochi istanti?»

»No che non tacerò. Mi sento inspirata. Alzerò la voce e saprò confondere l'invito dell'angelo delle tenebre.»

»Addio, mie speranze! proruppe in tai detti Cuddy che si strappava i capelli. Ella ha già messo un piè nella staffa. La fermi chi può! La vedo già dietro un dragone avviata verso le carceri, ed io!... il men male sarà se mi attaccano, mani legate, alla coda di un lor cavallo! — Eccola che sta ripassando la sua predica, ed è lì lì per ispacciarla: Ah! non v'è più remissione!»