»Andatemene presto a cercare una, o Jenny, non perdete un instante. Fa d'uopo ch'io 'l veda. Troverò ben io qualche via di salvarlo.»

Jenny corse lesta nella propria stanza, e portando con sè una delle sue vesti, la pose indosso alla padrona, che appoggiandosi al braccio di lei, si avanzò con passo tremante verso la camera, ove Enrico stava racchiuso.

Era situata nella torre principale sì fatta stanza, e metteva ad una loggia, che Holliday stava scorrendo in lungo ed in largo; perchè Bothwell fedele alla promessa di usare riguardi al prigioniero, non volle mettere in una medesima camera con esso l'uomo cui lo aveva dato in custodia. Holliday colla sua carabina sulle spalle scacciava la noia dell'esser solo innaffiandosi a quando a quando il gorgozzuolo con un fiaschetto di vino posto sopra una tavola, e che veniva dopo un boccale di birra, cui la nostra scolta aveva già tracannata. Le due donne giugnendo alla porta della loggia lo udirono cantare questi ultimi versi della prima strofetta d'una canzone scozzese:

Metti in bando i sogni tuoi,

Monta in groppa insiem con me.

»Sopra tutto, dicea Jenny a miss Editta, lasciatemi fare. So come devo condurre il mio uomo. Quanto a voi, non dite una sola parola.»

Dopo avere aperta la porta, assunse un tuono di civetteria villereccia; e si mise a continuar la canzone al punto in cui l'aveva interrotta Holliday.

Quel giubbon non mi talenta.

Invaghì di me un milordo.

Già con lui stretto è l'accordo.