Fendi l'aure lontano da me.
Ti saluto, bel prato natio,
Ne sospiro il perduto tuo rezzo.
Ah! quest'anima sol sente il prezzo
Del suo ben che in fuggirti perdè.
Antica ballata.
Lasciammo Enrico Morton postosi in peregrinazione co' tre compagni della sua cattività, tutti sotto la scorta d'una banda di dragoni capitanati dal sergente Bothwell, e che formavano il retroguardo del reggimento di Claverhouse. L'intero corpo di quell'esercito teneva allora la via delle montagne per cercare i sommossi Puritani che, giusta gli annunzi portati a Claverhouse, eransi sotto l'armi colà raunati. Questo retroguardo era appena lontano un quarto di miglio dal castello di Tillietudlem, quando gli passarono dappresso il colonnello ed Evandale che correano di gran galoppo per mettersi a capo del reggimento. Tosto che Bothwell li vide lontani, ordinò a' suoi una pausa, durante la quale avvicinatosi a Morton lo sciolse dai ceppi.
»Non ha che una parola chi vanta sangue di re nelle vene. Ho promesso trattarvi cortesemente in quanto dipenderebbe da me. Or mantengo la mia promessa — Caporale Inglis, mettete il sig. Morton vicino al giovane prigioniero, e permettete parlino insieme, se n'avranno talento. Che però stiano a' loro fianchi due uomini a cavallo colle carabine cariche, e pronti a farne saltare i crani se tentassero di fuggire. — Ciò non è mancare di civiltà, sig. Enrico; vi son note le leggi di guerra. — Inglis, metterete insieme il ministro e la vecchia, son bene appaiati; e se si lasciano sfuggire una sola parola del lor fanatico gergo, qualcuno prenda una bandoliera e ne accarezzi ad essi le spalle; rimedio efficacissimo per far tacere un ministro Puritano ed una vecchia pettegola.»
Dati questi ordini Bothwell si rimise a capo de' suoi uomini a cavallo che presero il trotto per raggiugnere il reggimento.
Morton troppo era in preda ai tristi pensieri che lo agitavano per sentire inquietezza sulle cautele prese da Bothwell onde impedirgli la fuga; che anzi non quasi s'accorse di essere sciolto da' ferri. Era nell'animo suo quella vacuità di affetti che succede d'ordinario al tumulto delle passioni, nè sostenendolo in tale istante quella naturale alterezza, che invigorita dalla coscienza di sentirsi innocente gl'inspirò le risposte date a Claverhouse, contemplava con una specie di scoraggiamento le terre che trascorrea, siccome quelle che ad ogni passo gli rimembravano le idee delle passate felicità e tante soavi speranze che gli andarono a vuoto. Già trovavasi ad una vetta, d'onde le torri di Tillietudlem si discoprivano. Da quel luogo era egli solito movere per trasferirsi a diporto in quella prateria, ove il caso conducea sempre Editta. Fosse per girsene alla meta così sospirata, fosse per tornare alla domestica abitazione, non toccava ei volta quell'altura, che non vi facesse una pausa per contemplare, con tal'estasi che appartiene a chi è compreso da violentissimo amore, il soggiorno di quella, cui n'andava incontro, o dalla quale si dipartiva. Volse pertanto a quella banda gli sguardi, come dicendo l'estremo addio a luoghi sì deliziosi, e mise un profondo sospiro, cui corrispose con altro sospiro il prigioniero di lui compagno, che portò gli occhi nella medesima dirittura. Morton fino a quel punto non avea fatta attenzione chi questi fosse, ma in tal momento volgendosi entrambi, e le pupille dell'uno scontrandosi in quelle dell'altro, Morton ravvisò Cutberto Heudrigg, per solito detto Cuddy, i lineamenti del quale esprimevano il cordoglio ch'ei provava per se medesimo, e la compassione ispiratagli dal vedere in tale stato il compartecipe di sua sventura.