»Oimè, sig. Enrico, gli disse l'ex-giardiniere di Tillietudlem; non è ella una grande sciagura il vederci tratti attorno per la campagna come se fossimo qualcuna delle maraviglie del mondo?»

»Ben mi duole al vedervi in tale stato, o Cuddy» disse Morton, nel cui animo il sentimento delle proprie sciagure non estingueva la compassione ai mali degli altri.

»Ne duole anche a me, sig. Enrico, e mi contrista la vostra sorte al par della mia; ma tutto il nostro affliggerci non ne porterà grande giovamento, a quel che mi sembra. In quanto riguarda la mia persona, certamente non ho meritato di fare questa comparsa, perchè in mia vita non ho mai detta una sola parola, sia contro un vescovo, sia contro un re; ma mia madre, povera donna! non può far tanto di tenere a casa la vecchia sua lingua, ed io ne porto la pena in sua compagnia. La cosa è naturalissima.»

»Dunque è prigioniera anche la madre vostra?» gli chiese Morton pensando appena a quel che dicesse.

»Non v'ha dubbio; ella ci vien dietro a guisa di novella sposa, a fianco di quel vecchio mariuolo di ministro, Gabriele Kettledrumle, che avrebbe fatto meglio stamane se andava a predicare ai demoni... Ma incomincierò la mia storia dal momento che il vecchio Milnwood, vostro zio, e la sua massaia, ne cacciaron di casa come se avessimo la peste addosso, e puntellarono tutte le porte, per paura, cred'io, che tornassimo. Ebbene! diss'io a mia madre: Che sarà adesso di noi? Gran mercè al vostro darvi attorno, tutte le porte del villaggio ne saran chiuse, perchè chi vorrà aver che fare con gente scacciata su due piedi da due padroni, un dopo l'altro, e che è stata cagione, almen voi, che il nipote dell'ultimo padrone venga imprigionato? Le vostre prediche ci daranno pane? — Qui già incominciarono i soliti sermoni di mia madre: L'uomo non vive di solo pane, figlio mio. Dio non abbandona coloro che sono fedeli alla sua parola ec. ec., e intanto che andò predicandomi per mezz'ora, mi condusse da una vecchia strega di sua conoscenza che non aveva altro da somministrarne fuorchè pan nero e mezzo latte.

Il mal'umore mi fa crescere l'appetito, ond'io m'accingeva a mangiare a mio bell'agio; ma nemmen questo mi fu conceduto, perchè convenne interrompere la tavola per recitare con queste due vecchie una dozzina di salmi. La vecchia ospite diede metà del suo letto a mia madre, ed io mi stesi per terra in cucina, ove almeno sperava fare una buona dormitura, ma anche qui il diavolo mise la coda. Vengono, quando è mezza notte, a svegliarmi le vecchie, e fu mestieri correre due grosse miglia per essere a tempo d'ascoltare una predica che quel Kettledrumle dovea declamare all'alba dietro d'una montagna. Urlava costui che si sarebbe udito alla distanza d'un miglio. Ma che cosa diceva poi? In verità non ci capii nulla. Parlava di battaglie, della città di Gerico, che non credo sia ne' nostri dintorni, certo non la conosco; e tanto la battè (continuò Cuddy che trovava un grande ristoro nel narrare le proprie sventure, senza poi por mente se il compagno suo avesse altrettanta volontà di ascoltarle) e tanto la battè, che s'udì gridar all'improvviso: Ecco i dragoni! Gli uni fuggivano. Un'altra parte rimase gridando: Morte ai Filistei! Misi ogn'opera a condur via meco mia madre prima che arrivassero gli abiti rossi, ma ella si era ficcata in testa di far ad essi la predica, e tanto era se avessi voluto far marciare la torre di Tillietudlem. Faceva però folta nebbia, e ci trovavamo entro una stretta gola di monte, onde sperava quasi che i dragoni non ci avrebbero visti. Ma che? il demonio ci condusse ai fianchi il vecchio Kettledrumle, che si diede a muggire un salmo; e mia madre ed altri del suo parere a fargli da secondi. V'assicuro, un baccano da rompere il sonno a' morti! Allora poi ci venne addosso lord Evandale con una ventina di dragoni. Due o tre più ardimentosi di quella nostra congrega vollero resistere, tenendo in una mano la bibbia e una pistola nell'altra, ma presto vennero spacciati. Non ci fu però grande strage, perchè lord Evandale gridò, che lo intesi benissimo: Disperdeteli, ma non ammazzate nessuno.

»E voi, Cuddy, faceste resistenza?»

»Io! aveva assai faccende con mia madre: le metteva una mano sulla bocca per farla tacere, ma fatica inutile! Ella salmeggiava sempre più forte. In fine un dragone si fe' sotto per menarle una piattonata, che parai però col bastone; ma costui se la prese allora con me e voleva farmi sentire il fendente della sua lama; quando vedendo lord Evandale, gridai che eravamo impiegati al servigio della signora di Tillietudlem, e si contentarono farci prigionieri; e forse avremmo anche potuto salvarci, se quello sgraziato Kettledrumle non fosse stato fra gli arrestati, e condotto propriamente ove noi eravamo. Tra lui e mia madre non finiron più il chiasso, che stavasi in ringraziamenti a Dio per la persecuzione mandatane, ed in imprecazioni contro i soldati cui compartivano i titoli di Filistei e di bastardi di Babilonia; talchè finalmente la vigilanza sopra di noi divenne più rigorosa e, a quanto dicesi, siam serbati a dare ciò che essi chiamano un esempio

»Quale infame persecuzione! dicea Morton a mezza voce. Vedete qui un povero diavolo, che l'amor filiale soltanto ha condotto in questa combriccola, che non ha fatto torto ad anima vivente, incatenato a guisa d'un masnadiere, d'un assassino, e che morirà del supplizio serbato ai malvagi, senza che a tal morte il condanni un giudizio regolare; diritto che però la legge concede all'ultimo fra i malfattori! Sopportare una tale tirannide, esserne soltanto spettatore, è quanto basta per far bollire il sangue nelle vene persino ad un vilissimo schiavo!»

»Certamente non è cosa lodevole il parlar male delle persone poste per grado al di sopra di noi. Lady Bellenden ci ha intonata sì spesso questa sentenza che me ne ricorderò sempre; ella però avea diritto di ammonirci in tal guisa a motivo dell'illustre casato cui perteneva; ed io l'ascoltava pazientemente; ma almeno dopo averci fatto un sermone su i nostri doveri, la conclusione erane il farci qualche regalo. In vece che cosa ci hanno donato i Lordi del Consiglio privato di Edimburgo, dopo i loro bei manifesti? Neanco un bicchier d'acqua. Ne mandano addosso gli abiti rossi, che ci spogliano di quanto fa il loro caso; veniamo inseguiti a guisa di lupi; se ci prendono, battuti, appiccati. In verità non dirò mai che tutto ciò sia da lodarsi.»