»Buon Dio! sclamò Editta, volgendo gli occhi verso la strada. Arrivano! Eccoli là!»
»Da qual parte? soggiunse il maggiore, mettendosi tosto gli occhiali. Amici! Pronti colle micce accese ai vostri cannoni! Voglio che questi cialtroni ne paghino un tributo appena si troveranno a gittata. — Però, fermatevi, fermatevi! Son uomini a cavallo del reggimento guardie.»
»Oh no! caro zio, Editta rispose; non vedete come marciano disordinati, e senza veruna cura di mantenere le loro file? Egli è impossibile che questo sia il bel reggimento da noi veduto stamane.»
»Mia buona fanciulla, a voi è ignoto qual sia la differenza tra un reggimento che s'incammina alla battaglia, e un reggimento che si salva dopo l'istante della disfatta. Ma io non m'inganno e ne discerno persin lo stendardo. Godo che abbiano potuto salvarlo.»
A mano a mano dell'avanzarsi dei cavalieri più facile divenia il ravvisare che di fatto al reggimento delle guardie reali appartenevano. Fecero posa innanzi al castello, intantochè il loro duce prese il viale che a questo guidava.
»Egli è Claverhouse! sclamò il maggiore; Claverhouse certamente! Oh quanta ho consolazione ch'ei non sia fra gli uccisi! ma, se non m'inganno non ha più il suo famoso cavallo nero. Gudyil; correte ad avvertire lady Margherita.»
»Ella si ritirò nell'oratorio, signor maggiore.»
»Non fa nulla. Ditele che v'ho mandato io. Allestite reficiamenti per gli uomini, biada, fieno pe' loro cavalli. — Su via, mia nipote! scendiamo tosto. Finalmente sapremo al giusto come stiano le cose.»