»Al contrario. Egli è.... almeno credei che fosse.... certamente era fornito di ingegno, d'animo ben fatto. E poss'io non detestare una ribellione, della quale è colpa soltanto, se un uomo nato per essere l'ornamento, la difesa, il vanto della sua patria, si trova oggidì il collega d'ignoranti fanatici e d'ipocriti sediziosi, il fratel d'armi de' banditi e degli assassini? — Se mai trovaste nel vostro campo un tal uomo che si rassomigli a questo ritratto, narrategli che il disonore sparso da lui medesimo sul proprio nome, il sagrifizio ch'egli ha fatto e di speranza e di fama, costarono più lagrime ad Editta Bellenden di quante ella ne ha versate sulle sciagure della propria famiglia. Ella sopportò, ditegli, la fame, ond'ora ha scarne le guance, con maggior coraggio che non le ferite portate al suo cuore dal contegno dell'uomo, or divenuto argomento di questi discorsi.»

Gettò uno sguardo sopra di lui sul finire di tali accenti e mentre il rossore che tignevale il viso additava da qual fiamma interna fosse animata nel pronunziarli, le sparute sue carni provavano come i lamentati patimenti fossero veri. Lo straniero si portò una mano al fronte con forza o con tal gesto che di disperazione sapea, indi ricalcò più forte il cappello, quasi per meglio ascondersi agli sguardi d'Editta, che di questa novella agitazione si accorse, nè glie ne seppe mal grado.

»Nondimeno, aggiunse ancor balbutendo, se..... la persona della quale vi parlo... si credesse troppo trafitta dall'opinione, il vedo, severa di.... d'un'antica amica, ditele che un pentimento sincero è quasi innocenza; che qualunque sia stata la sua caduta, può tuttavia rialzarsene; che forse sta in sua mano il riparare i mali dalla sua mano operati.»

»E in qual modo?» lo straniero soggiunse.

»Coll'impiegare tutti i suoi sforzi allo scopo di rendere la pace a questo infelice paese; col detestare il suo tradimento, coll'indurre i ribelli traviati a dimettere l'armi e ad implorare la clemenza d'un sovrano offeso ma generoso; in somma coll'abbandonare le parti loro, se non arriva a tale meta.»

»Miss Bellenden, rispose Morton sollevando il capo e scostando il mantello che ne copria la persona, chi ha perduto il grado che tenea nella vostra opinione, quel grado del quale andò sì glorioso, serba almeno bastante orgoglio per non perorare la propria causa come un colpevole. Se tale si conoscesse, e ridotto a non poter più sperare di movere nell'animo vostro la compassione dell'amicizia, saprebbe opporre il silenzio ai rimproveri. Ma gli rimane da citare in sua difesa la testimonianza onorevole di lord Evandale. Egli potrà dirvi, se anche prima di questo colloquio, ogni mio voto, ogni mio sforzo, sieno stati unicamente interi ad ottenere tali condizioni di pace, quali dee desiderarle il più leale fra i sudditi di sua maestà.»

Dette le quali cose salutò dignitosamente miss Bellenden, alla quale giunse per vero dire inaspettato il calore che ei pose nel modo di giustificarsi. Essa gli restituì il saluto solamente a cenni e in aria di persona alquanto confusa. Enrico allora girò le briglie del palafreno, e raggiunse i suoi, che precedeano di pochi passi il maggiore e lord Evandale.

»Enrico Morton!» sclamò il maggiore in veggendolo.

»Egli stesso; questi rispose, egli, Enrico Morton, inconsolabile di vedere giudicata sinistramente la propria condotta e dal maggiore Bellenden e dagli altri di questa famiglia. Ei fida a lord Evandale, soggiunse in salutando quest'ultimo, la cura di disingannare i suoi amici, e di fare ad essi conoscere la purezza de' motivi che guidano questo Morton. — Presentemente, o maggiore, voi siete libero, ed inutile vi è la mia scorta: addio: i miei voti per la vostra felicità vi seguiranno per ogni dove. Possiamo noi rivederci in tempi più felici e tranquilli!»

»Credetemi, sig. Morton, rispose lord Evandale, che non è mal collocata la vostra fiducia. Avrò ogni studio di mostrarmi grato agl'importanti servigj che mi prestate col presentare nel loro vero punto di vista le vostre massime e il vostro contegno agli occhi del maggiore, e di quelli la cui estimazione vi è cara.»