»Nè meno io m'aspettava, o milord dalla vostra generosità.»
Chiamati allora i suoi, prese con essi la strada di Hamilton.
Il solo Cuddy rimase addietro un istante per far le ultime salutazioni a Jenny Dennison, che nelle due corse fatte questa mattina in compagnia dell'antico amante avea riacquistato ogni predominio sopra di lui.
»Addio dunque, o Jenny, le disse egli sforzandosi a tirare il fiato in guisa che ne nascesse un sospiro; pensate qualche volta al povero Cuddy. — Un buon figliuolo... che vi ama di cuore!... Ci penserete a quando a quando, Jenny?»
»Senza dubbio. — Tutte le volte che mangerò la minestra» rispose la maliziosa ancella, incapace di risparmiare una risposta venuta a tempo, e di non accompagnarla con quel suo maligno sorriso.
Cuddy si vendicò in quella guisa, come gli amanti di villaggio sogliono vendicarsi, e come se lo aspettava forse Jenny. Le impresse un bacio ben ricalcato su ciascuna delle due guance. Poi facendo galoppare il cavallo raggiunse tosto il padrone.
»Che razza di baci! (sclamò Jenny raggiustando il cappello che l'impeto di questi baci aveva posto in disordine.) — I baci d'Holliday non hanno la metà di forza. — Sono da voi, milady, sono da voi. Oh mio Dio! la vecchia signora ci avrebbe ella veduti?»
»Jenny, le chiese lady Margherita, quel giovane, capo della banda or partita, non sarebbe già quell'istesso che fu capitano del Pappagallo, e ch'era stato condotto prigioniero nel mio castello?»
Tutta lieta Jenny che tale inchiesta non la riguardasse individualmente, fissò prima la giovane padrona per veder se le occhiate di lei le dettassero la risposta; ma non ne ritraendo alcuna norma sicura, seguì l'istinto delle cameriere e architettò una menzogna.
»Non credo che sia quel desso, o milady (rispose con tuono di franchezza costei) perchè il vincitore del Pappagallo era uomo di piccola statura, e d'una carnagione olivastra.»