»Un'alma pura, un mansueto core,
»Costor ne imploran d'orrida pantera,
»O di lion famelico, il furore.»
Fletcher.
Già sopraggiunta la notte, erano trascorse due ore senza che nè Enrico nè il suo fido scudiere vedessero alcuno dei loro infelici fratelli d'armi. S'internavano allora in una valle paludosa posta fra mezzo a due montagne, e alle radici d'una collina scôrsero una grande casa, che parea disgiunta da ogn'altra abitazione.
»I nostri cavalli, disse Morton, stanchi e affamati non ci possono condurre più in là. Vediamo se ci volessero ricevere in questa casa.»
E s'accostò alla medesima, che parea, giusta ogn'indizio, abitata. Densissimo fumo uscia dal cammino, e vedeansi sul terreno orme recenti di zampe di cavallo. Tutte le finestre erano munite d'imposte esterne, state chiuse con grande accuratezza non men che la porta. Morton avvicinandosi udì molte voci che venivano dal pian terreno, picchiò, ma nessuno venne ad aprirgli o rispose. Fattosi con Cuddy a girare all'intorno di quell'abitazione per accertarsi se vi fosse più d'un ingresso, trovarono una scuderia, entro cui stavano dodici Cavalli. Dalla spossatezza, dal disordine delle selle, dalle ferite tuttavia grondanti d'alcuni di essi, giudicarono che dovessero appartener ad alcuni infelici fuggiaschi venuti al pari di Morton e di Cuddy a cercarsi ivi un ricovero.
Dopo avere posti i propri cavalli in quel luogo, ove trovavasi copia di paglia e di avena, ritornarono alla porta della ridetta casa, alla quale picchiando una seconda volta, si diedero a conoscere per individui dell'esercito presbiteriano.
»Chiunque siate, lor rispose una lugubre voce, non disturbate alcuni fedeli che si stanno piagnendo la desolazione e la cattività del popolo d'Israello, e indagando il perchè Dio gli abbia abbandonati a fine poi di far ricadere su quei che l'offesero la collera dell'Eterno.»
»Ah: sono Puritani di que' più indiavolati, disse Cuddy, li conosco al loro gergo. Faremmo pur bene a tirar diritto, sig. Enrico!»