Si danno tai punti nella nostra vita che gl'inviti sono comandi, e pensò Morton, nè mal pensò, trovarsi in uno di simili casi, laonde non perdè istante nel trasferirsi presso Claverhouse. Sellato era già il cavallo di Enrico, e Cuddy pronto a seguirlo. A vedere il modo onde venivano trattati e l'uno e l'altro, sarebbersi detti non prigionieri ma individui dell'esercito de' Reali, eccetto l'armi che ad essi erano state tolte. Ma Claverhouse restituì colle proprie mani a Morton la sciabola, arme che a quei tempi avevasi per distintivo delle persone più ragguardevoli. Postisi in viaggio sel chiamò vicino e parea dilettarsi assai di favellare con lui. Ma più Morton ne udiva i propositi, men facile gli diveniva il formare una massima sulla vera indole di cotest'uomo. Una urbanità, una cortesia di modi, tai sentimenti tutti nobili e cavallereschi, che si univano alla devozione verso la causa reale da lui difesa, un criterio finissimo che il soccorreva a leggere, come in un libro aperto, per mezzo ai penetrali i più reconditi del cuore umano, costrignevano l'approvazione di tutti quelli che conversavan con esso e li facevano di lui ammirati; ma per altra parte l'indifferenza ch'ei mostrava per la vita dei propri simili, le violenze e le crudeltà che ai soldati suoi permetteva; e talvolta pur comandava, lo sprezzo nel quale teneva ogn'uomo di classe inferiore alla sua, opponeano tal contraria tinta alle prerogative dianzi encomiate da alienare gli animi, che queste medesime prerogative avrebbero soggiogati. Morton non potè starsi dal paragonarlo in suo cuore a Burley, e tale idea s'impadronì sì fattamente di lui che lasciò sfuggire alcuni accenti atti a lasciarla trapelare[1].

»Voi avete ragione, disse sorridendo Claverhouse, interamente ragione! Siam due fanatici e l'uno e l'altro; ma v'è qualche differenza tra il fanatismo inspirato dallo onore, e quello derivato da una feroce e cupa superstizione.»

»Non perciò vi state gli uni e gli altri dal versare il sangue umano senza riguardi o pietà» soggiunse Morton incapace di palliare il proprio sentimento.

»Egli è vero, rispose con massima calma Claverhouse; ma vi è, credo una bella distanza tra versare il sangue di valorosi soldati, di leali gentiluomini, di virtuosi prelati, e versare il sangue se sangue può dirsi quel che sgorga dalle vene di rozzi villani, d'oscuri demagoghi, d'abbietti salmeggiatori di cantici. Non fate voi distinzione alcuna tra un fiaschetto di sciampagna, e una tazza colma di cattiva birra?»

»Tal distinzione è troppo fina per me. Dio ha data in dono la vita al contadino siccome al principe; e chi distrugge l'opera di Dio, o non mosso da un ben poderoso motivo, o a grado del proprio capriccio, glie ne renderà in entrambi i casi strettissimo conto... Per esempio, ho io più dritto alla protezione del generale Claverhouse quest'oggi di quanto io ne avea il primo giorno che il vidi?...»

»E che vedeste sì da vicino la morte, volete dire? Ebbene vi risponderò francamente. Allora io non sapea scorgere in voi che il figlio d'un antico capitan di ribelli; il nipote d'un avaro vecchio presbiteriano; ora vi conosco meglio; vi trovo fornito di uno di que' caratteri che onoro ne' miei nemici, siccome l'amo ne' miei amici. Ho prese dopo la prima volta che c'incontrammo, molte contezze sopra di voi, e spero vediate che non vi furono sfavorevoli.»

»Pure io mi mostro lo stesso...»

»Oggi, che allora non ve lo nego. Ma gli è sol da quel tempo che ho incominciato ad esaminarvi, a valutarvi più da vicino. Per altro la resistenza da me opposta a quelli che intercedeano per voi dovrebbe provarvi che fin da quel tempo io avea concepito altissima opinione del vostro ingegno.»

»Credete, generale, ch'io vi sia debitore di molta gratitudine per una tal prova di stima?»

»In somma siete ben difficile da contentare! Ma tornando al nostro proposito, non posso sentirmi molto commosso per qualche abbietto contadino che venga cancellato dal novero de' viventi.»