Pervenuto a far fare silenzio Abacucco, prese per testo del suo discorso il seguente passo del Deuteronomio: »Più d'un figliuolo di Belial è uscito di mezzo a voi e ha condotti seco i proprj concittadini dicendo loro: andiamo a servire altri Dei che non avete mai conosciuti.»

Poi girando attorno a guisa di furioso gli occhi stravolti, incominciò con istile enfatico e sconnesso un discorso che riferivasi per intero a quanto era stato argomento di controversia e di discordie fra le persone dell'esercito. Promulgò eretici i moderati, sollecitando i fedeli Puritani a far causa separata da essi e a non contaminarsi col combattere seco loro nelle medesime file. Indi applicò individualmente a Morton le parole del testo, conchiudendo sulla necessità di lapidarlo siccome empio, e d'arderne il corpo, e di sperderne al vento le ceneri.

Una simile invettiva, volta così all'impensata contra uno de' principali capi dell'esercito, fu seguita da tumulto sì violento ch'è per sin difficile il farsene giusta idea. I Puritani proruppero con quel detto lor favorito. Chi non è con noi è contra noi; non valer meglio un uom tepido d'un partigian de' Reali; doversi tosto procedere ad una nuova elezione di ufiziali, nè conferire un tal grado se non se a quelli che non volevano co' malvagi nè pace nè tregua. Parimente non si stavano i moderati dall'accusare i loro nemici di nuocere al buon successo della causa generale con uno zelo fuor di misura e con ridicole pretensioni, rampognandoli come i soli che seminavano zizzania in mezzo all'esercito. Ben s'adoperavano Poundtext e alcuni altri a calmare gli animi e a tor di mezzo una discordia tanto funesta; e per vero dire in quel momento lo stesso Burley fece prova di sua prevalenza a ritornare l'ordine e la tranquillità. Ma tutto fu indarno; che lo spirito d'Abacucco pareva avesse invasato la massima parte di quella genia, la quale pensando unicamente alle intestine dissensioni parea dimentica della formidabile oste che stava per assalirla. Già i più prudenti, ovvero sia i più pusillanimi della congrega si ritiravano abbandonando una causa che non offeriva più speranza di buon successo. Gli altri passando alla nomina d'altri ufiziali, scacciavano quelli, cui fino allora avean obbedito, chiamandoli figli delle tenebre e della perdizione. In somma il tumulto, l'insubordinazione, il disordine non poteano giugnere più in là.

In tal momento arrivò Morton, nè tale venuta contribuì di poco ad accrescere il baccano che costoro facevano; applausi da una parte, imprecazioni dall'altra.

Burley stanco per gli sforzi inutilmente operati a ricondurre nel campo il buon ordine, e disperato in veggendo che la confusione ad ogn'istante crescea, erasi adagiato sopra un tamburo col capo appoggiato sulla propria sciabola. Gli si volse Morton che in tale atteggiamento lo scorse.

»E che vuol dire questo disordine in tale momento?»

»Vuol dire, rispose Burley, che Dio ha risoluto abbandonarci fra le mani de' nostri nemici.»

»No: non è Dio quegli che ne abbandona, si fece allora a dir Morton. Siamo noi che abbandoniamo Dio, e disonoriamo noi stessi col tradire la causa della libertà e della religione.»

Lanciatosi allora sul palco, già stato pulpito ad Abacucco esclamò: »Amici miei, di grazia ascoltatemi.» Tornò il silenzio per un istante. »Il nemico vi offre la pace; ma pretende che mettiate giù l'armi; amate meglio difendervi? Potete tuttavia opporre una onorevole resistenza. Ma il tempo strigne; v'è d'uopo risolvere sull'istante. Non si dica mai che diecimila Scozzesi non seppero avere nè il coraggio di combattere, nè il senno di far la pace, nè quella prudenza che han persino i codardi, d'assicurarsi almeno una qualche via di ritirata.» Nuovo tumulto d'applausi e d'imprecazioni prevalsero in tal momento alla sua voce. Intanto egli scôrse le schiere de' nemici che a grandi passi si avvicinavano al Clyde. »Fate silenzio! esclamò, fate silenzio! Ecco il nemico. Dal conservare il ponte dipende la nostra vita o la nostra morte. Chiunque ama la patria mi segua.»

Voltesi le turbe ver la parte d'onde l'arrivo del nemico doveva temersi, videro, e quella ben ordinata fanteria, e la formidabile cavalleria che la fiancheggiava, e persino gli artiglieri che già collocavano una batteria di cannoni per fulminare il campo presbiteriano. Un cupo silenzio succedè d'improvviso al clamoroso strepito di pochi istanti prima. Tutti furono compresi da tale sbigottimento, come se l'assalto al qual s'accigneano i Reali fosse avvenimento da non essersi potuto prevedere. I soldati si guardavan l'un l'altro in volto, ed in uno volgeano occhiate su i loro capi che ricordavano la spossatezza d'un infermo al cessare dell'impeto d'ardente febbre.