»E non è senza perchè. Se sapessi che cosa accade! Oh povero il mio Cuddy! Ho paura che siam rovinati.»

»Come sarebbe a dire? le chiedeva imperturbato Cuddy, non solito a sgomentire per poco. Spiegati. — Ma prima di tutto la mia cena.»

Jenny dopo avere coperto un canto della tavola colla salvietta, pose dinanzi a Cuddy una grande scodella di minestra, e intanto ch'ei contentava l'appetito, gli narrò senza omettere veruna particolarità l'accaduto arrivo d'un forestiere, e la natura del colloquio che avea avuto con esso.

»Ebbene! disse Cuddy, io non vedo nulla da spaventarsene in tutto ciò che m'hai raccontato. Nessuno saprà che hai fatto dormire uno straniere in casa dei padroni; e quand'anche venisse a sapersi, miss Bellenden presterebbe servigio all'universo, purchè il potesse; e quanto alla vecchia padrona non ha mai negato ricetto ad un uom di riguardo, come a quel che sembra, è questo nostr'ospite. Di che cosa dunque t'inquieti?»

»Tu dunque, o Cuddy, non indovini chi sia questo forestiere?»

»Come diavolo vuoi tu che lo indovini? Son forse diventato, senza accorgermene, uno stregone?»

»Quest'è un uomo in somma che farà andare a sconquasso le nozze di miss Editta con lord Evandale, e ne sarà conseguenza, che la prima non diverrà mai più ricca, e noi rimarremo due poveri pitocchi in eterno.»

»Diammine! Come ha da fare il tuo forestiere ad operare questo miracolo? Il matrimonio non è egli bello e concluso e poco meno che consumato?»

»Sei bene una gran testa dura! Nè intendi ancora che questo forestiere è l'antico spasimato di miss Editta, in una parola il tuo antico padrone?»

»Il sig. Enrico Morton!» sclamò Cuddy alzandosi in piè con tal impeto che rovesciò la minestra e la tavola.