»Melville! era il cognome di vostra madre; ma quello di Morton sona meglio alle mie vecchie orecchie. Nel tornare a possesso degli antichi fondi della vostra famiglia converrà bene che riassumiate ancora il primitivo cognome.»

»Non farò nè l'una ne l'altra di tali cose; ho fortissime ragioni per desiderare che la mia tornata nella Scozia e perfino la mia esistenza, rimangano ignote. Quanto al possedimento di Milnwood so che vi appartiene, e sta bene nelle mani fra le quali si trova.»

»Sta bene? Spero al certo, figliuol mio, che non parliate sul serio. E che volete voi ch'io mi faccia de' vostri beni e delle rendite vostre? Non è che un peso per me. Non vi nego esservi persone che troverebbero gradevole questo peso, e vecchia qual mi vedete, lo scrivano Mactrick si era offerto a sgravarmene in parte col portarlo in mia compagnia. Ma se son vecchia, non sono matta per ciò, nè mi scaldo al fuoco di questa legna. Non ho mai perduta la speranza di rivedervi, e di fatto ho sempre mantenuto il castello nell'ordine che era ai giorni della buon'anima di vostro zio. Non sarebbe bastante contento per me il vedervi governare saviamente le vostre sostanze? Voi dovreste avere imparata quest'abilità nell'Olanda, che è un paese masserizioso a quanto mi hanno detto. — Benchè però credo potete sfoggiare un pochino più che nol faceva il defunto. Per esempio, vorrei che aveste tutti i giorni, in vece di tre volte la settimana, un piatto di carne tolta alla beccheria, che beveste a quando a quando una tazza di vino, perchè ciò aiuta a discacciare i vapori ipocondriaci; che....»

»Parleremo di queste cose altra volta, mia Alison (la interruppe Morton stupefatto delle idee liberali esternate dalla vecchia governante, che accoppiava in bizzarro modo il disinteresse e l'amore dell'economia). Ora già non sono qui che per pochi giorni, e vel torno a dire, cara Alison, vi raccomando nessuno sappia che mi avete veduto.»

»Non temete su di ciò, figliuol mio. Son buona a custodire un segreto, il vecchio sir David, buon'anima, lo sapeva bene. Egli mi avea raccontato persino ove teneva nascosto il suo denaro, e vedete ch'era una grande prova di fidarsi nella mia segretezza. — Ma venite dunque meco affinchè vi faccia vedere la gran sala. Io sola mi prendo il pensiere giornaliero di tenerla di conto; è questa la mia ricreazione, benchè qualche volta nel curarla abbia detto a me stessa, e mi venivano le lagrime agli occhi. — Che giova fregar tanto l'inferrata del cammino, lustrare i candeglieri, spazzare i tappeti, sbattere i cuscini? Il padrone di tutte queste belle cose non tornerà forse mai più.»

E così parlando lo conducea in questo sancta sanctorum, ch'ella aggiustava ogni giorno: come se avesse aspettato visite, e inorgogliendosi di vederlo per sua opera sì ben tenuto. Morton entrandovi ebbe dalla vecchia un rabbuffo, perchè non s'era ripulite le scarpe, e si ricordò il rispetto pressochè religioso, da cui fanciullo era compreso, quando nelle occasioni di grande pompa, gli si permetteva mettere il piede per pochi istanti in quella sala, della quale allora non credea si trovasse neanco la simile ne' palagi de' principi e de' monarchi. Ognuno s'immaginerà facilmente che quei seggioloni da parata, nani di piedi e giganti di dorsiere, quegl'immensi alari di bronzo dorato, e quegli arazzi d'alto liccio, perdettero agli occhi di lui gran parte dell'antico merito, in guisa che in quella sala non ravvisava più nulla meglio d'un soggiorno dedicato alla tetraggine. Nondimeno due ritratti fermarono la sua attenzione e altamente ne commossero l'animo. L'un di questi rappresentava il padre di lui armato di tutto punto, e nell'atteggiamento più confacevole ad indicarne l'indole risoluta e guerriera. L'altro era quello dello zio, vestito d'un abito di velluto co' manichetti, e la guarnizione dello sparato, di pizzi, e che parea vergognarsi del suo abbigliamento, comunque nol dovesse che alla generosità del pittore.

»Fu un'idea stravagante, disse Alison, quella di mettere addosso a quella buona e cara creatura un abito sì bello che non ne ha mai portati de' simili. Oh! comparirebbe assai meglio col suo pastrano di panno grigio.»

Morton non potè starsi dal consentire nell'opinione della Alison, perchè per vero dire un abito di parata si affava tanto al portamento goffo e ridicolo del defunto, quanto l'avrebbero potuto i modi generosi ai suoi lineamenti triviali ed ignobili.

Ei si disgiunse allora dalla vecchia per andare a visitare il parco e i giardini, del quale intervallo essa profittò per far qualche picciola aggiunta alla mensa che stavasi apparecchiando. Circostanza che noi accenniamo unicamente perchè costò la vita ad un pollo, il quale forse, se non sopravveniva un avvenimento così rilevante come lo era l'arrivo del sig. Enrico, sarebbe giunto a lunga decrepitezza nel pollaio del castello di Milnwood.

Mistress Wilson non fe' cerimonie di sorte alcuna quanto al mettersi a un desco insieme con Morton, cosa sancita già da consuetudine antica. Ella andò condendo il banchetto, or col citare le ricordanze de' tempi andati, or col porre in campo divisamenti per l'avvenire, attribuendo sempre ad Enrico la parte di padrone del castello, a se quella di conservatrice del buon ordine e dell'economia legata dal defunto proprietario, nè risparmiandosi molti encomj sul proprio zelo e sulla propria abilità passata e presente in adempir tale incarico. Morton lasciò che la buona donna si divertisse fabbricando castelli in aria, e si riserbò ad altro momento il parteciparle la risoluzione allor ferma in lui di tornarsene sul continente e di colà terminare i suoi giorni.