Giunto, senza che alcuna particolarità gli cadesse, alla città Enrico Morton, scese alla locanda di Niel. Più d'una volta lungo la strada si pentì d'avere ripreso l'antico abito, pensando allora soltanto che in vece di giovare allo scopo da lui ideato, poteva anzi crescergli la difficoltà di rimanere sconosciuto; ma alcuni anni di assenza e di vita militare aveano di fatto alterati assai i lineamenti del suo volto, e per altra parte le persone delle quali andava in traccia non erano mai state con esso in quella tale corrispondenza da poterlo riconoscere come avea fatto la vecchia Alison, che a ciò nemmeno sarebbe riuscita senza la distrazione accadutagli nel parlare al cane che lo accarezzava.

Piena vedeasi la locanda, e parea godere tuttavia della sua antica celebrità. Lo scorgere Niel più grasso e paffuto, e men civile che non lo era in passato, fu indizio a Morton che la borsa di cotest'uomo erasi impinguata al pari della persona; perchè nella Scozia la civiltà degli ostieri va in proporzione inversa dello stato lor pecuniario. La figlia di Niel aveva acquistati i modi d'una serva d'osteria accorta ben del suo conto, e incapace di distrarsi dalle proprie incombenze, o per lo strepito delle armi, o per le cure d'amore. E padre e figlia non fecero a Morton maggiore attenzione di quella cui può aspirare uno straniero che viaggi senza seguito di cavalli e di servi. Risolvè quindi conformar gli atti all'umile personaggio ch'egli in quell'istante raffigurava. Condusse da se medesimo nella scuderia il suo cavallo, gli fe' dar la biada, e tornò indi nella sala comune, perchè coll'ordinare per sè una stanza a parte avrebbe creduto annunziarsi uomo di maggiore affare che non volea comparire.

Era in quel luogo che alcuni anni prima Morton avea celebrata la sua promozione al grado di capitano del Pappagallo, cerimonia che non essendo nulla più d'un scherzo in sua origine, per lui s'era fatta sorgente di serissime conseguenze. Consapevole anche a se medesimo del grande cambiamento morale e fisico al quale avea soggiaciuto, giudicò che niuno ravviserebbe nell'uom grave e posato venuto allora in quella brigata il giovane spensierato, cui diè grido, anni addietro, una prova di sollazzevole agilità.

L'assemblea unita nella sala era composta di diversi crocchi, distribuiti nella proporzione e nel numero di quelli che vi trovò, vincitore nella lotta del Pappagallo. Alcuni cittadini beveano ponderatamente la lor foglietta d'acquavite: più in là stavano soldati che nel votare un boccale di birra, bestemmiavano contro la presente tranquillità del cantone, che non permetteva ad essi più dispendiosa bevanda. Vedeasi un de' loro sott'ufiziali che gustava un bicchierino d'acqua ammirabile unitamente al parroco presbiteriano, e tre viaggiatori attorno a un fiasco di vino aspettavano il ricambio de' cavalli che doveano a maggior distanza condurli. La scena offerivasi la stessa di cinque anni addietro, ma cambiati n'erano i personaggi.

»L'aspetto del mondo può variarsi, pensava Morton fra sè, ma le sedi che il caso rende vacanti trovano sempre chi viene ad occuparle. Così negli affanni come ne' diletti della vita gli enti umani imitano le foglie degli alberi. Le loro differenze individuali, e la loro somiglianza generale sono le stesse.»

Sedutosi indi e sapendo per esperienza qual sia il modo più sicuro di ottenere riguardi nelle locande, chiese un boccale di vino di Bordò, che l'ostiere gli portò tirato di fresco e spumante ancora nella mezzina, poichè l'uso d'infiascare i vini non si conosceva ancora a que' giorni. Il nostro Niel nell'atto di versargliene la prima tazza lo assicurava con leggiadria, che non potea trovare vino più squisito di quello, neanco se correva venti miglia all'intorno. Morton che in far ciò aveva i suoi fini, invitò l'ostiere a sedersi ed a ber seco lui. Niel assuefatto a ricevere tali inviti da tutti coloro che non trovavano migliore compagnia, accettò senza bisogno di nuova preghiera, e tanto più volentieri perchè avea scelto a requisizione di Morton tal vino che del suo simile non si faceva grande scialamento in quell'osteria.

Intanto che si votava il boccale, venendone per cura di Morton la parte maggiore all'ostiere, questi andava cianciando sulle notizie del paese, sulle nascite, sulle morti, su i maritaggi, sulle traslocazioni accadute ne' patrimoni, sulla rovina d'antichi casati, su i novelli che s'erano inalzati sovr'essi, ma stava però lontano dal toccare direttamente punti politici, e solamente posto in necessità di rispondere ad una certa interrogazione di Morton disse con aria di indifferenza: »Sì, veramente abbiamo sempre soldatesca nel paese, or più or meno: v'è un corpo di cavalleria a Glascow: il suo comandante si chiama... Wittybody, credo, o qualche cosa di consimile; olandese, v'assicuro, in corpo ed in anima. Non ho mai conosciuto un uomo che unisca tanta gravità a tanta flemma».

»Vorrete dire sicuramente Wittenbold. Non è vero? Un vecchio che ha capelli grigi, mustacchi neri, che parla poco!...»

»E fa sempre fumare la pipa. Vedo che lo conoscete. Può essere che sia un uomo di garbo, benchè olandese, ma foss'egli dieci volte di più e generale e Wittybody di quello che è, sosterrò sempre che non ha gusto per la musica di sorte alcuna. Un giorno co' suoi tamburi m'ha interrotto in mezzo ad una delle più belle arie ch'io abbia mai sonate colla mia cornamusa».

»E i militari che vedo qui appartengono essi al suo corpo?»