A tarda etade i nomi andran del paro
Del cavalier, di quella i cui possenti
Vezzi alle imprese il cavalier spronaro;
E un vate vulgherà: corse ai cimenti
Il campion di Sorìa con fermo viso,
E gli fu guiderdon d'Elma un sorriso.
Mentre l'ospite cantava in tal guisa, l'eremita porgea attenzione, come farebbe un critico di mestiere che assistesse alla prima rappresentazione d'un'opera; col capo a metà inclinato sul petto, con occhi pressochè chiusi: mani spesso giunte, e facendo a vicenda passare un pollice sovra l'altro, alcune volte battendo il tempo colle mani e col piede. Se gli parea che la voce del cantore non si spiegasse quanto, almeno a giudizio di lui che stava ascoltando, lo volevano le leggi dell'armonia, aggiugnea, quasi per aiutarlo a torsi d'impaccio, la propria voce. Ma poichè il cavaliere si tacque, il nostro anacoreta trovò leggiadrissimi e la ballata e la musica e il canto.
«Però» aggiunse «io sospetto, che il prode cavaliere, eroe di questa ballata, abbia vissuto lungo tempo coi Normanni, e quindi sposati que' lor modi da cascamorto. S'egli abbandonò la sua donna per correre i campi della Palestina, non dovea forse, tornando, aspettarsi ch'ella si mostrerebbe cortese di grati sorrisi ad un amante stato più assiduo di lui nel corteggiarla? Che gli giovava andar a cantare sotto le finestre di lei una ballata, accolta cred'io in tale occasione come il miagolare d'un gatto sotto le grondaie? Ma ci pensi egli. Senza cercar altro, io beverò al buon successo degli amanti, ma veri amanti. Voi non siete, a quanto parmi, in questo novero, ser cavaliere.» Ciò gli disse dopo aver osservato, come egli temendo che sì frequenti e copiose libazioni gli alterassero il cervello, prendea la mezzina dell'acqua per temperare il suo vino.
«E che? non mi diceste voi venir quest'acqua dalla fontana di san Dunstano, del glorioso vostro avvocato?»
«Certamente, e battezzò infedeli a migliaia, ma in tutta la leggenda di questo santo non si dice mai che abbia battezzato il vino. Ciascuna cosa in questo mondo vuole essere adoperata all'uso per cui Domeneddio la creò. San Dunstano conosceva quanto le potesse conoscere chiunque altro, le prerogative di frate Giocondo.»