«Matto, come mi vedi» rispose Wamba «non farò mai la pazzia che mi suggerisci. Cedric ha ancora una chiaverina da impiegare, e sai che rare volte manca il suo scopo.»
«Questo scopo gliel diverrò io medesimo, non me ne importa; e quanto non vuoi dirgli tu, gli dirò io. Ieri abbandonò il figlio, il mio giovine padrone che s'avvoltolava nel proprio sangue; oggi, innanzi ai miei occhi, ha voluto ammazzare l'altra sola creatura vivente che mi abbia mostrato amicizia su questa terra; per sant'Edmondo, per san Dunstano, per san Vittoldo, per sant'Odoardo il confessore e per tutti i santi sassoni del calendario» Cedric non giurava mai per santi che non fossero di schiatta sassone, e tutta la sua gente ne imitava l'esempio «non gli perdonerò in sempiterno.»
«Ma a quanto credo» soggiunse Wamba che spesse volte si assumea le parti di pacificatore «il nostro padrone ebbe in animo di mettere paura a Fangs non di ferirlo. Si è alzato sulle staffe per essere più sicuro di far passare la chiaverina al di sopra della testa di questa bestia, e così sarebbe andata la cosa, se Fangs non avesse fatto uno sgraziato salto in quel momento medesimo. Però tutta la ferita sta in una scalfitura, che mi prendo incarico di guarir io con un empiastro di pece da un soldo.»
«Se lo credessi» sclamò Gurth «se lo potessi credere! Ma no, ho visto io partire la chiaverina, e il colpo era bene addrizzato. L'ho intesa a fischiar per l'aria con tutta la perfidia di chi la lanciò, poi dopo ho veduto lui, Cedric, che ha abbassati gli occhi a terra, come di rabbia per non avere colpito a segno. No, pel porco di sant'Antonio! non moverò più un piede per servirlo.»
Furon questi gli ultimi detti del porcaiuolo disertore, nè i reiterati sforzi di Wamba valsero d'indi in poi a fargli aprir bocca.
Intanto Cedric e Atelstano che marciavano avanti a tutti di quella brigata, la discorrevan fra loro sullo stato interno del paese, sulle dissensioni che teneano in trambusto la reale famiglia, sulle dispute feudali, onde i Nobili normanni erano nemici gli uni degli altri, e finalmente sulle occasioni che potevano tuttavia presentarsi ai Sassoni oppressi per iscotere il giogo de' Normanni, o certamente per farsene temere e rispettare, col favore delle turbolenze che sembravan vicine; argomenti tutti che mettevano in estasi Cedric. La restaurazione della sassone indipendenza gli stava a cuore con tanta gagliardia, che a tale speranza avea volontariamente sagrificato e la sua domestica felicità e gli interessi del proprio figlio; ed ecco in qual modo.
Ad operare questo grande cambiamento politico facea d'uopo di una perfetta unione fra i Sassoni, e che si lasciassero regolare da un capo egualmente riconosciuto da tutti. La necessità di eleggere un tal capo fra i discendenti del real sangue sassone si manifestava di per sè stessa, e per altra parte aveano messo ciò per condizione espressa dell'opera che presterebbero que' partigiani, ai quali Cedric confidò i suoi segreti divisamenti e le sue speranze. Ora la prerogativa di sangue regio trovavasi appunto in Atelstano, ultimo rampollo maschile della sassone dinastia. Comunque ei non avesse i pregi d'ingegno necessarii ad un capo di fazione, pure l'apparenza esterna erane dignitosa, nè difettava di coraggio, addestratosi in oltre all'armeggiare, pareva anche inclinato a ben ascoltare i consigli di chi ne sapea più di lui, e lodato veniva per buona indole d'animo. Ciò nullameno ad onta de' diritti che si univano in esso a farlo capo della sassone confederazione, molti inchinavano a preferire i diritti di lady Rowena, che discendeva in retta linea dal grande Alfredo, e il cui defunto padre, già capo di confederazione, rinomato per coraggio, saggezza e generosità, vivea tuttavia con onore nelle ricordanze de' suoi concittadini.
Nè forse sarebbe stato difficile allo stesso Cedric il farsi capo di una terza fazione, formidabile per lo meno al pari dell'altre due. Benchè non iscorresse nelle sue vene un sangue reale, possedea coraggio, solerzia, forza d'animo, e soprattutto affetto intensissimo alla causa della sua patria, affetto che gli meritò d'essere soprannominato il Sassone. Aggiungasi, che eccetto Atelstano e lady Rowena, Cedric non la cedeva a verun altro quanto a nobiltà di legnaggio. Ma a tante belle prerogative che lo adornavano univa egli il massimo disinteresse, per cui avversissimo a qualunque impresa che potesse disgiungere gli animi della sua nazione, stremata anche troppo dal proprio infiaccamento, aveva anzi abbracciato con calore il disegno di collegare le due fazioni col dare lady Rowena in isposa ad Atelstano, disegno cui mettea inciampo l'amore palesatosi tra il figlio e la pupilla di Cedric. Tal si fu la cagione che indusse a bandire Ivanhoe dal tetto de' comuni avi.
A così severo espediente s'era attenuto Cedric perchè sperava la lontananza di Wilfrid, bastante rimedio a dissipare in lady Rowena l'amore che ver l'illustre giovane ella avea concepito. Ma sbagliò nei suoi conti, e sbagliò tanto più che facea contr'essi il modo medesimo onde amministrò sopra lady Rowena la tutela affidatagli. Il nostro Sassone, cui il nome d'Alfredo sonava qual nome d'una divinità, usava all'unica discendente di questo monarca tai riguardi che appena si sarebbero conceduti ad una principessa sovrana, in tal grado riconosciuta. La volontà di lady Rowena fu mai sempre per esso una legge, e parea che a render meglio nota a tutte le persone della sua casa la specie di sovranità da lui attribuita alla pupilla, mettesse una gloria nel comportarsi egli stesso qual primo vassallo della medesima. Accostumata quindi, non dirò solamente a fare il proprio volere, ma a comandare dispoticamente, poca docilità potea ripromettersene chi divisava modi atti a costringere gli affetti, e darle uno sposo che il cuore di lei non avesse dianzi prescelto. Ella era invece propensissima a far valere la propria indipendenza sopra tal cosa, in cui sogliono farla valere, opponendo all'uopo resistenza fortissima all'autorità de' genitori e dei tutori, quelle donne ancora che all'obbedienza e alla sommessione furono maggiormente avvezzate. Nè ella si facea riguardi di palesar liberamente a Cedric quai fossero le inclinazioni vivissime del suo animo; laonde il tutore, che non poteva sciogliersi del giogo che si era imposto, cioè di far sempre i voleri della pupilla, non sapeva qual via prendere a cambiar la vicenda, e indur la pupilla a seguire i voleri di lui.
Invano ei cercò abbagliarne l'immaginazione col presentarle lo splendore d'una corona immaginaria. Rowena, fornita d'ottimo accorgimento, nè vedea possibili da effettuarsi i disegni di Cedric, nè possibili gli avrebbe desiderati, almeno quanto alla parte di essi che riguardava la sua persona. Laonde, senza far certamente mistero della predilezione conceduta a Wilfrid d'Ivanhoe, protestò che quand'anche ei più non fosse, amerebbe meglio rinchiudersi in un convento, che partecipare del trono in compagnia d'Atelstano, da lei disprezzato mai sempre, e che in allora le veniva in assoluto abborrimento, siccome origine delle sgradevoli insistenze da cui si vedea assediata.