Intanto ch'essi in tal modo discorrevano, Locksley co' suoi replicati picchii alla porta scompigliò non poco l'anacoreta e il suo ospite. «Per la mia cocolla!» disse l'eremita fermandosi a metà d'una cadenza «sta a vedere che abbiamo ancora altri viaggiatori smarriti! non vorrei per l'onore del mio cappuccio che ne sorprendessero in mezzo a questi santi esercizi. Tutti hanno i lor nemici, ser Neghittoso, e vi potrebbe esser gente tanto maligna da confondere il modo cordiale con cui ho accolto, in questa breve durata di tre ore, un viaggiatore affaticato come eravate voi, da confonderlo dissi con una gozzoviglia da dissoluti, da briachi: e la dissolutezza e l'ubbriachezza son vizi, grazie a san Dunstano, contrari così alla mia indole come alla mia professione.»

«Guardate che vili calunniatori si danno!» soggiunse il cavaliere. «Così stesse in me il castigarli. Ma avete ragione, santo eremita. Tutti abbiamo i nostri nemici, e in questo regno vivono tali persone che, costretto a vederle in faccia vorrei essere coperto del mio elmetto, non mai a viso scoperto.»

«Copritevi dunque col vostro elmo, ser cavaliere, e fate presto quanto la vostra indole ve lo permette. Intanto vado a riporre nell'armadio segreto il fiaschetto, le tazze e il rimanente del pasticcio, e perchè non ascoltino quel ch'io mi operi al di fuori, fatemi da secondo in ciò che adesso stò per cantare. Pensate solamente al tuono della cantilena, non vi prendete fastidio delle parole. Sarà molto se le saprò io profferire.»

Detto ciò, e mentre facea scomparire gli avanzi del banchetto, intonò con voce forte e sonora un De profundis, intanto che il cavaliere, riponendosi in fretta la sua armatura, e ridendo di tutto cuore lo accompagnava colla sua voce.

«Che mattutino del diavolo cantate voi dunque a tal ora?» sclamò Locksley picchiando una seconda volta.

Il romore di quel canto, e fors'anche le copiose libazioni che fatte avea l'eremita, gli furono cagione di non riconoscere la voce che gli parlava, quindi rispose col solito formolario: «Tirate diritto per la vostra strada, e non disturbate ne' lor divoti esercizi due servi di san Dunstano.»

«Cane d'un eremita!» udì rispondersi verso la strada. «Non ravvisi la voce di Locksley?»

«Va ottimamente» disse l'eremita voltosi all'ospite. «Non v'è da temer cosa alcuna.»

«Ma chi è questo straniero? Rileva a me di saperlo.»

«Chi è? Vi dico che è un amico.»