«Il potere di vendicarsi, Rebecca, e la speranza di soddisfar l'ambizione.»

«Misera ricompensa per chi abbandona quanto gli uomini han di più caro!»

«Non parlate così, figlia mia, la vendetta è il piacer degli Dei, e se la serbarono in privilegio, nè insegnano, perchè riguardandola godimento troppo prezioso, non voleano che i mortali ne fosser partecipi. L'ambizione poi! oh l'ambizione è cosa tanto seducente da turbare la felicità persino del cielo. Rebecca» aggiunse indi dopo breve pausa, e scostandosi anche più dalla giovane «la donna che può anteporre al disonore la perdita della vita, certamente è fornita d'un'anima forte ed altera. Tu devi esser mia. Non vi spaventate» soggiunse tosto in veggendola tutta riscossa prendere ancora la via del pianerottolo «ciò non dovrebbe essere che di vostro pieno volere, e prescrivendone voi medesima i patti. Io v'invito a gioire in mia compagnia di più vaste speranze che non ne offre il soglio medesimo d'un monarca. Porgetemi attenzione prima di rispondermi e meditate prima di darmi una negativa. Il Templario, come scorgo esservi noto, perde i suoi diritti sociali e la libertà, ma fa parte di una corporazione possente, dinanzi a cui già paventano i troni. La gocciola di pioggia che cade nel mare par vi si perda; ma divien parte di quel formidabile oceano che mina gli scogli ed inghiottisce le intiere flotte. Così è dei cavalieri del nostro Ordine. Nè crediate ch'io sia fra essi uno dei più ignorati. Il valore di cui diedi alte prove, mi ha meritata una promessa della prima commenda che rimarrà vacante, e ognuno già mi riguarda come l'uomo nelle cui mani verrà il bastone di Gran-Mastro, appena morto Luca di Beaumanoir. Se a ciò pervengo, i grami soldati del Tempio non saran già paghi di mettere il piede sul collo de' monarchi. Tanto può fare un fraticello dai zoccoli di corda. La nostra manopola strapperà gli scettri dalle loro mani, e la nostra armatura si collocherà sui lor troni. La venuta del Messia, che la vostra nazione aspetta invano, non potrebbe procurarle maggior possanza di quella cui mi è lecito l'aspirare. Non mi rimaneva che il conoscere un'anima accesa d'alti sentimenti al pari di me per metterla meco in comunione d'ogni mia grandezza; in voi l'ho trovata.»

«Ed è con una figlia d'Israele che osate adoperar tal linguaggio? Nè pensate?....»

«V'ho inteso; non mi opponete ora la differenza delle nostre opinioni religiose. Oh! a tal proposito! se poteste trovarvi appiattata ad un angolo quando teniamo le nostre adunanze segrete...[36]. Non crediate già che non abbiamo aperto gli occhi sulla follia de' nostri fondatori, i quali rinunziarono a tutte le delizie del vivere per acquistarsi quanto essi chiamavano corona del martirio, morendo o di fame o di sete, o vittime or della peste or delle scimitarre di popoli barbari, cui disputavano invano un arido deserto, che non presenta alcun vantaggio politico ad un Europeo che il posseda. Il nostro Ordine, innalzatosi ben a più alte mire, a più ardimentosi divisamenti, trovò un compenso più adeguato ai sagrifizi cui ci commettiamo. Gl'immensi possedimenti, divenuti nostra proprietà in tutti i regni europei, una rinomanza militare, che guida a noi il fiore della cavalleria d'ogni paese della Cristianità, tendono a tale scopo che neanche il sognarono i nostri pii fondatori, e che pure ignorano fra noi que' colleghi non ammessi agli alti segreti dell'Ordine, spiriti deboli i quali vestirono l'abito di Templario per una conseguenza di quegli antichi pregiudizi che v'ho additati, e fatti a noi utili stromenti materiali della stessa loro superstizione. Ma in questo momento non mi è lecito alzar di più la cortina che vela vastissimi divisamenti. Lo squillo che si fa udire annunzia qualche novità nel castello, onde può essere necessaria la mia presenza. Meditate su tutto quel che vi ho detto. Non so domandarvi perdono della minaccia di violenza con cui v'ho atterrita, perchè senz'essa non avrei potuto conoscere la nobiltà, la bella alterezza dell'indole vostra; quindi entrambi vi abbiam guadagnato. La sola pietra del paragone dà a scorgere il perfetto oro. Addio. Ci rivedremo ed avremo un secondo colloquio.»

Il Templario uscì di quella stanza e scese la scala, lasciando Rebecca atterrita fors'anche più dalla sfrenata ambizione e dalla sacrilega empietà del malvagio in cui balìa sfortunatamente trovavasi posta, che dalla idea della morte cui si era consacrata con generoso coraggio. Partito che fu costui, la prima cura della giovinetta divenne render grazie al Dio di Giacobbe per averle conceduta protezione, e supplicarlo a continuarla sì a lei che al padre suo. Un altro nome si frappose a quelle fervide preci, intendo del giovane Cristiano per sua mala ventura caduto fra le mani d'uomini sitibondi di sangue, e ad esso nemici. In quella occasione ella rimprocciò per vero dire a sè stessa di non sapersi dimenticare, nemmeno volgendosi a Dio, la rimembranza d'un uomo, il cui destino non potea mai unirsi al destino di lei, d'un Nazareno, d'un nemico della fede giudaica. Ma tai voti, ella gli avea già indiritti al cielo e tutti i pregiudizii della setta cui pertenea, non ebbero forza per farglieli ritrattare.

CAPITOLO XXIV.

«Che scarabocchio orribile! non mai vidi il secondo.

«Sbassarsi arte è per vincere talvolta in questo mondo.

Versi tolti da una commedia.