«Oimè!» Rebecca esclamò «non so che troppo quai rischi gli sovrastino in questo luogo! Ma come credere alle vostre parole?»
«Acconsento che vengano rotte le mie armi e disonorato il mio nome, se avrete un motivo il più lieve di lagnarvi di me. Ho posto in non cale molte leggi, molti statuti, non ho mai mancato alla mia parola.»
«Eccovi fino a quanto posso fidarmi di voi» disse Rebecca, abbandonando il pianerottolo e venuta ad appoggiarsi al battitoio della finestra, che dalla descrizione da noi fatta si vede come dovea terminare al pavimento. «Non mi moverò di qui, e se voi con un sol passo cercate diminuire l'intervallo che ne disgiugne, v'accorgerete come un'Ebrea ami meglio commettere l'anima a Dio che l'onor suo ad un Templario.»
Mentre ella parlava in questa guisa, la sua fermezza nelle manifestate risoluzioni imprimevale al guardo, ai modi tal dignitosa esteriorità, che accresceane spicco all'avvenenza, e quasi le facea vestir natura di cosa più che mortale. Il timore di un destino terribile quanto imminente non le fece nè tremante il labbro nè pallida la gota; che anzi l'idea di essere padrona di sè medesima, e d'avere nella morte un rifugio contro il disonore, col francheggiarla le aggiugnea color più animato alle guance, e agli occhi suoi fulgidezza.
«Ebbene! sia pace fra noi, o Rebecca» sclamò il Templario.
«Sia» ella soggiunse. «Io pure desidero la pace, non bramo meglio che la pace; ma a questa distanza.»
«Ora non dovete più temermi.»
«Oh! no; non vi temo più, e ne do mercede a chi costrusse questa torre a tanta altezza, che un vivente non può caderne senza perder la vita. Grazie a questo, e più al Dio d'Israele, gli è vero, non vi temo.»
«Voi siete ingiusta, Rebecca, ne attesto il cielo e la terra! voi siete ingiusta. Io non sono per mia natura quale voi mi credete, crudele, indifferente per tutti fuorchè per me stesso, inflessibile. Una donna fe' germogliare nel mio cuore la crudeltà, ma se fui spietato verso le persone del vostro sesso, ah! elleno non somigliavano a voi. Ascoltatemi, Rebecca. Non vi fu mai cavaliere che brandisse la lancia con cuore più ardentemente consacrato alla donna dei suoi pensieri come Brian di Bois-Guilbert. Questa donna era figlia di un barone di lieve conto, i cui dominii si ristrigneano ad una torre mezzo diroccata, ad un tristo vigneto, a qualche lega di terreno non dissodato sulla strada che guida a Bordò. Pure il nome di lei venne divulgato per ogni dove accadevano guerresche imprese; più divulgato che nol fu quello di tant'altre, le quali avevano una contea in loro dote. Sì» continuò egli con enfasi, e trascorrendo a lunghi passi la stanza, quasi immemore d'aver dinanzi a sè la bella figlia di Sion «sì, le mie geste, i pericoli che affrontai, il sangue che sparsi, fecer noto il nome di Adelaide di Montemart dalla corte di Castiglia fino a quella di Costantinopoli. E qual n'ebb'io guiderdone? Al mio ritorno, carico d'allori comperati a sì caro costo, a prezzo di tante fatiche e del mio sangue, la trovai sposata ad un semplice scudiere guascone, il cui nome non era mai stato pronunziato oltre i confini de' suoi angusti poderi. Com'io fui allora, io che ardentemente amava costei! Giurai vendicarmi, e fu terribile la vendetta, ma ricadde soltanto sul capo mio. Passai la giovinezza errando di paese in paese. Nella virilità non mi è lecito conoscere le dolcezze d'un affetto mutuo e approvato dalle leggi; non avrò chi conforti la mia vecchiezza. Un avello solitario coprirà le mie ceneri, nè vi sarà dopo me alcuno che porti il nome di Bois-Guilbert. Misi ai piedi d'un superiore la mia libertà, la mia indipendenza. Il Templario, vero schiavo, eccetto l'intitolarsi tale, non può possedere in assoluta proprietà, nè tesori, nè terre: non vive, non opera, non respira che giusta i voleri e sotto il beneplacito del Gran-Mastro.»
«In vero!» disse Rebecca «quai vantaggi possono compensare sacrifizi sì grandi?»