Allorchè Wamba, vestito della cocolla e del cappuccio dell'eremita, e cinto di corda i fianchi si presentò innanzi alla porta del castello di Frondeboeuf, il siniscalco gli chiese il nome e qual cosa volesse.
«Pax vobiscum,» rispose il matto. «Sono un povero fraticello dell'ordine di s. Francesco, che vengo qui per adempire agli ufizi del mio ministerio verso alcuni prigionieri custoditi in questo castello.»
«Tu sei un frate ben temerario» gli rispose il siniscalco «poichè ti presenti in un luogo, ove uccello vestito delle tue penne non ha cantato da vent'anni, eccetto quell'imbriacone del nostro cappellano, morto, che Dio l'abbia in gloria! son pochi mesi.»
«Tu non pensare ad altro fuorchè dire al tuo padrone che mi trovo qui; ti fo sicurtà ch'ei darà gli ordini perchè io venga accolto, e l'uccello canterà in guisa da farsi udire da tutta la rocca.»
«Ottimamente! ma bada bene, che se il mio padrone mi sgrida, poichè gli avrò portata questa ambasciata, farò prova, te lo giuro, se la tua cocolla è buona targa contra una freccia.»
Intimatagli tale minaccia, scomparve, e corse annunziando a Frondeboeuf la strana notizia d'un frate che stava dinanzi alla porta del castello chiedendo ingresso. Rimase indi non poco maravigliato in udir l'ordine d'introdurlo subitamente, e fattosi accompagnare da alcune scolte, per tema d'una sorpresa, s'affrettò ad aprire la porta al supposto ecclesiastico.
Tutto il coraggio che avea francheggiato Wamba all'assuntosi incarico, poco men che affatto si dileguò, trovatosi alla presenza d'uom formidabile e temuto siccome lo era Reginaldo di Frondeboeuf, laonde pronunziò il suo Pax vobiscum, che credea soccorso infallibile a sostener bene la parte fratesca, lo pronunziò dissi, con tuono men fermo che dianzi. Buon per lui che Frondeboeuf, avvezzo a veder tremare innanzi a sè persone d'ogni grado, non formò alcun sospetto sulla timidezza di cui il buffone avea dato segni in quel punto!
«Chi siete voi, e d'onde venite, o venerabil padre?» gli addomandò.
«Pax vobiscum» replicò Wamba facendo un po' di coraggio «io sono un povero servo di s. Francesco, che attraversando queste selve, caddi in mano di ladroni: quidam viator incidit in latrones, dice la Scrittura Santa, i quali ladroni m'hanno imposto di trasferirmi a questo castello per adempire i doveri del sacro mio ministerio verso due persone condannate dalla onoranda vostra giustizia.»
«Va bene, e sapete voi dirmi il numero di questi ladroni?»