«Valoroso cavaliere, nomen illis legio, il loro nome è legione.»
«Frate, rispondimi chiaro quanti son di numero questi banditi, o altrimenti il tuo cappuccio non ti salverà dal mio sdegno.»
«Oh Dio! eructavit cor meum, cioè, il mio cuore crepò di spavento trovandomi in mezzo a loro. Credo bene che fra arcieri e contadini sommino circa a cinquecento.»
«Poffar Dio!» sclamò il Templario, che entrando nella sala udì tale antifona «le vespe si sono adunate a grossi sciami. Gli è ora di sterminare questa razza malefica.»
Poi tratto in disparte Frondeboeuf: «Conoscete quel frate?» gli chiese.
«Io no» rispose Frondeboeuf: «sarà di qualche lontano convento, perchè non mi ricordo averlo mai veduto.»
«Quand'è così non è prudenza l'affidargli un messaggio a voce. Converrà piuttosto valersi di lui per far tenere un ordine scritto al corpo franco di Bracy, onde venga tosto in aiuto del condottiero. Intanto, anche per non dar a sospettare d'alcuna cosa a questo incappucciato, sbrighiamoci di mandarlo a fare il suo mestiere preparando alla morte quei cani di Sassoni.»
Frondeboeuf, chiamato un servo, lo incaricò di condur Wamba all'appartamento, ove Cedric e Atelstano eran richiusi.
La prigionia, cui si vedea condannato Cedric, ne irritava ogn'istante più la naturale impazienza. Correva da un'estremità all'altra della stanza a lunghi passi, com'uomo che dovesse allora far impeto sul nemico, o dar assalto alla breccia, or parlava da sè medesimo, or volgeva i petti ad Atelstano, che con gravità stoica aspettava l'esito di tale avventura digerendo tranquillamente il pranzo del mezzogiorno, nè molto angosciandosi sulla durata di quella cattività, che pensava egli, finirebbe come tutti i mali di questa terra, quando al cielo fosse piaciuto.
«Pax vobiscum» fu l'introduzione di Wamba, che alterò allora la propria voce. «La benedizione di san Dunstano, di san Dionigi, di san Dultocco, e di tutti i santi del Paradiso piovano sulle vostre teste!»