«A che tarda ancora lady Rowena?»

«Non le rimane che a rassettarsi di nuovo il capo» rispose un'ancella con quel tuono franco onde una cameriera dei nostri giorni suol parlare al padrone di casa «non vorreste già comparisse a cena in cuffia da notte? Del rimanente non v'è in tutta la contea una gentildonna spicciativa nell'adunarsi, siccome la mia padrona.»

All'osservazione fattagli dall'ancella il Sassone rispose unicamente con una di quelle interiezioni che non si saprebbe come rappresentar con caratteri di scrittura, e che poteva riguardarsi una specie d'approvazione.

«Spero» egli aggiunse «che la sua divozione consulterà meglio il tempo la prima volta che vorrà andare alla chiesa di San Giovanni.» Volgendosi indi al suo coppiere, ed alzando la voce come se non gli fosse sembrato vero di trovar qualcuno sopra cui sfogare il suo mal umore: «ma da parte di tutti i diavoli!» sclamò egli. «Qual cagione può ad ora sì tarda tenere Gurth fuori di casa? Non vorrei ci avesse a portar cattive notizie della sua mandria. Egli è però un servo diligente e fedele, ed io gli preparava un destino migliore. Forse lo avrei nominato fra le mie guardie.»

«Non è poi così tardi» rispose modestamente Osvaldo, «ned è ancora passata un'ora da che hanno sonato il coprifuoco[4].» Se Osvaldo avea intenzione di scusare il suo camerata, certamente fu mal destro nel rammentare a Cedric una delle cose le più atte ad accrescerne lo scontento.

«Vadano al diavolo il coprifuoco, il bastardo che l'inventò e lo schiavo disamorevole, la cui lingua sassone fa rintronare questa maladetta parola ad orecchie sassoni! Il coprifuoco! bel trovato, che costringe la gente dabbene a dovere spegnere il fuoco ed i lumi, affinchè i ladri e gli assassini possano a lor bell'agio operar nelle tenebre! Oh! Reginaldo Frondeboeuf e Filippo di Malvoisin sanno profittare del coprifuoco tanto bene quanto Guglielmo il Bastardo egli stesso, e quanto alcun altro di questi venturieri normanni, che si batterono ad Hastings. Io m'aspetto da un istante all'altro l'annunzio che la mia mandria è stata rubata, e divenuta pasto di questi banditi normanni che i loro padroni lasciano morir di fame. Tutte le rendite di costoro si stanno nel ladroneccio e nell'assassinio. Già avranno ucciso il mio servo fedele. E Wamba? Dov'è Wamba? Non mi disse qualcuno ch'egli era uscito insieme con Gurth?»

Osvaldo rispose affermativamente.

«Di bene in meglio! Avranno condotto via il buffone d'un Sassone per dargli a padrone un lord normanno. Ma noi tutti siamo veri buffoni nel restar sottomessi a costoro, e meritiamo maggior disprezzo che nol meriteremmo, se la natura ci avesse conceduto solamente una mezza dose di spirito. Ma io mi vendicherò» soggiunse egli spirando il massimo sdegno, e alzandosi da sedere, ed afferrando la sua chiaverina. «Io porterò le mie lagnanze al gran consiglio. Ivi, ho amici, ho vassalli. Chiamerò a disfida il Normanno corpo a corpo. Ch'ei si faccia avanti col suo saione d'acciajo, col suo elmo di ferro, e con tutto ciò che fa ardimentosa la sua codardia. Questa mia chiaverina ha rotti ostacoli più resistenti che tre dei loro scudi. Mi credono vecchio, lo vedo bene, ma s'accorgeranno che il sangue di Everardo scorre ancora entro le vene di Cedric. Ah Wilfrid!» soggiunse egli abbassando la voce in modo di chi parla solamente con sè medesimo. «Se tu avessi potuto vincere una sconsigliata passione, il padre tuo non si vedrebbe abbandonato in questa età, come una quercia solitaria, i cui rami sfogliati rimangono ludibrio degli aquiloni!» Parve che queste ultime idee cambiassero il suo sdegno in mestizia; poichè rimessa a luogo la chiaverina, e seduto di bel nuovo si abbandonò interamente a malinconiche meditazioni, dalle quali d'improvviso il ritrasse il suono d'un corno.

A questo suono corrisposero gli abbaiamenti di tutti i cani, e non di quelli soltanto che si trovavano nella sala, ma di venti o trent'altri sparsi per tutto il castello; onde la bacchettina bianca di Cedric e gli sforzi di tutti i servi bastarono appena a far cessare questo canino fracasso.

«Si corra alla porta» sclamò il Sassone, appena il cessato tumulto dei cani gli permise di fare udir la sua voce. «Sappiasi tosto quali notizie ci arrivano. Non v'ha dubbio! È l'annunzio di qualche spogliamento, qualche malvagità operata sulle mie terre.»