Di lì a pochi istanti venne una delle guardie di Cedric ad annunziargli che Aymer, priore di Jorvaulx, e il cavaliere Brian di Bois-Guilbert, commendatore dell'ordine venerabile de' Templari, accompagnati da seguito poco numeroso, e avviati al torneo che di lì a due giorni doveva aprirsi a poca distanza d'Ashby-De-La-Zonche, chiedevano per una notte ospitalità in quel castello.

«Il priore Aymer! Brian di Bois-Guilbert» sclamò Cedric «Normanni sì l'uno che l'altro! Ma poco monta. Normanni o Sassoni, non si dica mai che l'ospitalità fu negata nel castello di Rotherwood. Poichè lo scelsero per riposarvi, sieno i ben venuti. Avrebbero veramente fatto meglio a continuare per la loro strada. Non già che mi pesi il nudrirli e l'alloggiarli per una notte. Poi presentandosi quali ospiti, anche i Normanni debbono abbandonare la lor tracotanza. Undeberto» diss'egli ad una specie di maggiordomo, che gli stava dietro tenendo in mano un bianco bastone «prendete sei uomini in vostra compagnia e fate entrar gli stranieri nella parte del castello assegnata agli ospiti; i loro cavalli vengano collocati nelle mie scuderie, e abbiate cura che non manchi loro cosa veruna. Offerite ad essi vestimenta se han desiderio di cambiarne, accendete buon fuoco ne' loro appartamenti, presentateli d'ala e di vino, e dite al cuoco che accresca la cena come potrà. Sia parimente vostra cura il dir loro, che Cedric si sarebbe portato in persona ad assicurarli che sono i benvenuti nel suo castello, s'ei non avesse fatto voto di non moversi mai tre passi al di là del suo pulvinare per andare incontro a chiunque non esca di real sangue sassone. Andate, non dimenticate nessuna cosa, e l'orgoglio di costoro non possa mai vantarsi spacciando che trovarono avarizia e povertà in casa d'un Sassone.»

Il maggiordomo uscì per eseguire i comandi del suo padrone.

«Il priore Aymer!» replicò Cedric, volgendosi ad Osvaldo. «S'io non m'inganno egli è il fratello di Gilles di Mauleverer, ora, lord di Middleham.»

Osvaldo fece in aria rispettosa un segno affermativo.

«Ebbene! Ha un fratello che usurpa una carica ed un patrimonio dovuto ad una stirpe più degna, a quella di Ulfgar di Middleham. Ma qual è il lord Normanno che non usurpi? Questo priore, dicono, è un prete gioviale, più amico del fiaschetto e del corno da caccia, che non lo è delle campane e del breviario. Ottimamente! Ch'ei venga. Sarà ben accolto. E il Templario, come lo chiamate voi? Ho dimenticato il suo nome.»

«Brian di Bois-Guilbert.»

«Bois-Guilbert! Gli è un nome conosciuto bene e male. Si dice che è valoroso quant'altri migliori del suo ordine lo possano essere; ma che poi non gli manca un solo fra i vizi de' suoi confratelli, orgoglio, arroganza, crudeltà, sregolamento di costumi; che ha un'anima chiusa alla compassione; che non teme e non rispetta nessuna cosa, nè sulla terra nè in cielo. Ecco quanto io ho inteso da pochi guerrieri tornati dalla Palestina. Ma infine, il male è di una notte: sarà ben ricevuto egli pure. — Osvaldo, mettete a mano una botte del più vecchio vino che abbiamo. Preparate l'idromele miglior che vi sia, il sidro il più spumante, il morat e il pigmento i più profumati[5]. Mettete in tavola tazze più grandi dell'ordinario. I Templari e i priori amano il buon vino e la buona misura. E voi, Elgitta, andate a dire alla vostra padrona, che per questa sera può dispensarsi dal comparire al banchetto, se però ella stessa non bramasse venirvi.»

«Ella lo bramerà certamente» rispose Elgitta senza esitare; «nè le parrà vero di udire le ultime notizie della Palestina.»

Cedric lanciò un guardo di scontento sopra l'ancella ardimentosa; ma Rowena e tutte le persone pertenenti a Rowena godeano immunità; nè per esse eran temibili le ire del Sassone, il quale si limitò a dirle; «Chetatevi, ed imparate a regolar meglio la vostra lingua. Arrecate il mio messaggio alla padrona. Ella poi faccia quanto meglio le aggrada. Fra queste mura almeno, la discendente d'Alfredo regna ancora come sovrana.»