Il cavaliere del Tempio erasi egli pure abbigliato in diversa guisa, e benchè non isfoggiasse di gemme siccome il Priore, ricche egualmente n'erano le vesti, dignitoso l'aspetto più di quello del suo compagno. Il saione di maglia d'acciaio avea dato luogo ad una tonaca di seta porporina, guernita di pelliccia, cui soprastava candidissima lunga veste, che offeriva agli sguardi leggiadrissimo panneggiamento. Avea inoltre un mantello di velluto nero che mostrava alla spalla la croce dell'ordine ad otto punte foggiata. Più non coprivalo quel berrettone che dianzi scendeva al sopracciglio, rimanendogli a solo ornamento del capo la sua folta chioma, naturalmente inanellata e nera come lustrino, che ottimamente accordavasi col colore oltre modo bruno della sua pelle. Nulla pareggiava la maestà di quel portamento e di quel contegno, e solamente ne apparia di soverchio quell'alterezza derivata dalla consuetudine di usare un'autorità illimitata.
I due spettabili personaggi venivano accompagnati ciascuno dal suo corteggio, e dall'individuo che fin dalla Croce Atterrata gli aveva scortati colà. Teneasi questi in una distanza rispettosa da essi, e fra gli altri della comitiva si discernea per le sue vesti da pellegrino. Tutto avvolto in un gran mantello di rascia grossolana, zoccoli allacciati con una correggia ne difendeano i piedi ignudi; un cappellaccio, le cui larghe ali erano tutte coperte di nicchi marini, ed un bordone, guernito di ferro all'estremità, e ornato d'un ramo di palma alla cima ne compievano l'intero arredo. Egli veniva modestamente dopo tutti gli altri ospiti, ed osservando che la tavola bassa era appena ampia abbastanza per contenere intorno a sè i servi di Cedric, e le persone di seguito dei due viaggiatori, si assise ad uno sgabello posto sotto uno de' grandi cammini già da noi indicati, unicamente inteso, siccome parea, a rasciugar le sue vesti, nè curandosi d'alimenti, finchè l'ospitalità dell'intendente di Cedric non ricordossi di lui.
Sì tosto che vide giungere i suoi ospiti, Cedric si alzò con grande aria di dignità, e sceso dal pulvinare fece tre passi ver essi, indi si soffermò.
«Duolmi, reverendo Priore, che un voto mi rattenga di avanzarmi oltre per ricevere nel castello de' miei maggiori tali ospiti quali siete voi, e questo prode cavaliere templario. Il mio intendente debbe avervi spiegato il motivo di questa, soltanto apparente, scortesia. Piacciavi ancora d'accogliere le mie scuse s'io mi varrò in parlandovi del mio nativo linguaggio, e se vi prego, allorchè mi rispondete, a valervene parimente, purchè però vi sia noto questo idioma; altrimenti, credo aver cognizione del Normanno quanto basterà ad intendere quello che mi direte.»
«Degno Franklin» rispose il Priore «o piuttosto permettetemi chiamarvi degno Thane, ancorchè simil titolo sia alquanto vieto; i voti vogliono essere mantenuti. Que' legami che stringono la vittima a piè degli altari sono altrettanti nodi che ci congiungono al cielo. Sì, com'io lo diceva: i voti vogliono essere mantenuti, semprechè la nostra santa madre Chiesa non giudichi cosa oppurtuna il dispensarcene. Quanto spetta all'idioma che adopreremo, io avrò tutto il contento in valendomi di quello che fu pur l'idioma della mia rispettabile ava, Ilda di Middlebeam, morta in odore di santità direi quasi, al pari della sua gloriosa avvocata la beata Ilda di Whitby.»
Terminata ch'ebbe il Priore questa da lui creduta arringa conciliatoria, il Templario con tuono enfatico soggiunse brevemente: «Io parlo sempre francese, che è la lingua del re Riccardo e della sua nobiltà; però conosco abbastanza l'inglese per intendere i nativi di questa contrada.»
Cedric lanciò sul guerriero di Palestina uno di quegli sguardi d'impazienza e di collera, cui sempre lo provocava ogni spece di confronto fra le due nazioni rivali; ma rammentando tosto i doveri della ospitalità represse ogn'indizio di risentimento, e d'un gesto invitò gli ospiti a sedersi sopra due scanni posti alla sua sinistra, alquanto più bassi di quello in cui stavasi; indi ordinò venisse portata la cena.
Mentre i servi intendevano ad obbedire il loro padrone, questi scôrse all'altra estremità della sala Gurth e Wamba che allora giugneano.
«Si facciano tosto venire a me quei due sfaccendati» gridò il Sassone preso da subitanea impazienza, e tosto si accostarono al pulvinare i due pretesi colpevoli «perchè siete voi rientrati sì tardi? Che divenne della mandria a te confidata, sciagurato Gurth? Hai tu lasciato che te la rubino i masnadieri e gli scorridori?»
«Salvo il vostro beneplacito» rispose Gurth «ho ricondotta tutta quant'era la mia mandria.»