«Ma non è mio beneplacito lo starmi due ore a fantasticare sinistri, e far divisamenti di vendetta contra vicini che m'hanno offeso. Ti avverto: la prima volta che per colpa tua si rinnoverà simile inconveniente ne sarai punito coi ferri e colla prigionia.»

Gurth, che conosceva l'indole del suo padrone, e quanto fosse facile all'ira, credè cosa prudente il non addurre veruna scusa; ma s'incaricò di rispondere il matto, cui i privilegi della sua carica assicuravano che avrebbe trovata indulgenza in Cedric.

«Per verità, nostro zio, in questa sera non vi mostrate nè saggio, nè ragionevole.»

«Zitto là, Wamba, se tu ti prendi sì fatte libertà, ti mando, senza badare che tu sia un pazzo, a far penitenza e a ricevere la disciplina nella stanza del portinaio.»

«La Sapienza vostra si degni spiegarmi prima di tutto, s'ella sia cosa ragionevole e giusta il castigare qualcuno per le colpe commesse dagli altri.»

«Certamente che no.»

«E perchè dunque minacciar punizioni a Gurth, che non è colpevole nè poco, nè assai? Non è già che ci siamo dati bel tempo lungo la strada. Neppur un istante abbiamo perduto. Ma Fangs non ha potuto radunare tutta la greggia che dopo l'ultimo tocco della compieta.»

«Se poi il fallo è di Fangs» soggiunse Cedric volgendosi a Gurth «è duopo ammazzarlo, e provedersi d'un altro cane.»

«Salvo sempre il rispetto che vi è dovuto, o mio zio» tornò a parlare il buffone «neanche questa si chiama giustizia. Qual colpa ha Fangs, se non ha potuto far sentire la persuasione del suo morso agli animali ch'egli dovea raccozzare? La colpa è di chi gli ha levati i denti davanti, alla quale operazione, se lo consultavano, per dio! non si sarebbe prestato.»

«Strappare i denti al cane d'un fra miei servi!» sclamò il Sassone preso da subitaneo furore. «Chi è il ribaldo che osò farmi simile oltraggio?»