«Il vecchio Uberto, il boscaiuolo di ser Filippo Malvoisin. Costui trappolò il povero Fangs nella foresta; e gli saltò in mente che questa bestia desse la caccia al daino, contravvenendo ai diritti del signore del bosco, e...»

«Vadano al diavolo Malvoisin e il suo boscaiuolo. Insegnerò io ad entrambi che a termini della patente dei boschi, la caccia di queste foreste è libera. Per ora basta così. Andate ai vostri posti. E tu, Gurth, provedi un altro cane, e ardisca il boscaiuolo tentar la seconda! Mi prendo sul mio capo tutte le imprecazioni che si scagliano contro i vigliacchi, se non gli taglio l'indice della mano destra, sicchè non possa mai più scoccare una freccia. Vi chiedo scusa, miei degni ospiti, ma sono attorniato da tai confinanti, i quali, vel giuro, ser cavaliere, non valgono nulla meglio degl'Infedeli, contro cui vi siete cimentato in Terra Santa. Oh! la cena è imbandita. Prendetene la vostra parte, e scusate se meglio non vi ho potuto servire.»

Ma per vero dire, tal era quella imbandigione che non obbligava a scuse chi la offeriva. E se la tavola bassa non presentò che porco, o lesso o arrostito o abbrustolato, la mensa d'onore in compenso vedeasi copiosissima e di polli e di salvaggiume d'ogni specie, e di focacce e di torte empite di giulebbi e di frutta e mele. Certi piccoli uccelli detti di becco gentile non venivano già messi in tavola su i piattelli, ma infilzati tuttavia ne' loro schidoni, i paggi li porgevano a mano a mano ai convitati che se ne prendean quanta parte tornava a lor grado. Un bicchiere d'argento stava dinanzi a ciascun personaggio di riguardo, gli altri, com'era di uso, bevevano entro tazze d'osso.

Ognuno s'accigneva al lavoro della mensa, allorchè d'improvviso il maggiordomo, sollevando il suo bianco bastone, gridò ad alta voce «Fate luogo a lady Rowena!» E fu un tempo medesimo l'aprirsi una porta situata ad un lato del pulvinare, e comparire la Lady, accompagnata da quattro ancelle. Cedric, comunque, nè forse gratamente, sorpreso al vederla giugnere in sì fatta occasione, fu presto ad andarle incontro, e rispettosamente la condusse fino al seggiolone postogli a mano diritta, sede assegnata alla padrona di casa. Ognuno parimente si alzò in piedi per riceverla, ed ognuno con silenzioso saluto corrispose quello che in graziosi modi ella volse ai convitati. Rowena prese adunque il solito luogo; ma non si era per anco seduta, che il Templario susurrò all'orecchio del Priore: «Non pretendo più portare al torneo la vostra collana d'oro e fate conto sul vino di Chio che ho perduto.»

«Non vel diss'io?» rispose parimente sotto voce Aymer. «Ma moderate il vostro impeto. Il Franklin vi sta osservando.»

Poco badò a tale avvertimento Bois-Guilbert, il quale avvezzo a non conoscere d'altre leggi fuorchè il proprio volere, non partì mai gli occhi dalla bella Sassone, che forse il ferì tanto più, perchè scorse in lei tal genere di vezzi, differenti affatto da quelli che l'Oriente gli aveva offerti ad ammirare.

ROWENA

Non mancandole alcuna delle proporzioni che abbelliscono il suo sesso, la statura di Lady Rowena, non troppo alta, era tale che ben si addiceva agli altri pregi della persona. La bianchezza della sua carnagione abbagliava la vista, e ad un tempo la nobiltà de' lineamenti le toglieva quell'aria di scipitezza, di cui peccano d'ordinario le donne bianche soverchiamente. Due sopracciglia del color di castagno faceano leggiadramente arco a due begli occhi azzurri, che parean creati così per accendere come per ammollire, ed atti egualmente ai modi del comando ed a quelli della soave preghiera. Laonde mentre la dolcezza sembrava l'ordinaria espressione di quella fisonomia, scorgevasi ad un tempo che la consuetudine di comandare e ricevere omaggi, avea impresso nell'animo di lei quanta sublimità bastava a temperare la mansueta pieghevolezza d'indole sortita dalla natura. Le sue lunghe chiome, nel colore non dissimili dalle sopracciglia, scendeano in copiose anella, alla cui architettura certamente l'arte contribuì; fra queste anella brillavano preziose gemme, e la lunghezza naturale conceduta per intero a quella capigliatura, annunziava la chiarissima origine della nobile Sassone. Le ornava il collo una catenella d'oro, da cui pendeva un picciolo reliquiario dello stesso metallo. Ignude le braccia, e fregiate di smaniglie, il suo abbigliamento stavasi in una sottovesta, ed in una gonnellina di seta d'un color verde pallido, sopra cui ondeggiava altra veste fornita di larghe maniche, che le scendeano soltanto al gomito. Era questa di un panno di finissima lana cremisina. Un tessuto d'oro e di seta le prestava ufizio di velo, congegnato in guisa che poteva coprirle il volto ed il seno all'usanza spagnuola, ovvero scenderle in leggiadro panneggiamento sugli omeri.