«Per l'anima d'Everardo, mio bisavolo!» sclamò impazientito il cavaliere «voi andate discorrendo cose che non conoscete, o fanciulla. Voi dunque vorreste spento il puro fuoco della cavalleria, che è quanto distingue l'uom nobile dal villano, il cavaliere dall'aratore, quanto è cagione che s'apprezzi più assai l'onor della vita! quanto ne fa sopportare con fermo animo le fatiche, i patimenti, i disastri, quanto ne insegna a non temere null'altro fuor dell'obbrobrio! Voi non siete cristiana, o Rebecca, nè quindi in istato di dare il lor giusto valore a quegli alti sentimenti, onde palpita il seno di chiara donzella, allorchè il campione della medesima ne giustificò l'amore colle prodezze operate dal proprio braccio. Son figli della cavalleria gli affetti i più ardenti e i più puri, della cavalleria soccorritrice degli oppressi, ristoratrice delle ingiurie, domatrice dell'ingiusto poter di tirannide. Togliete la cavalleria, non saranno che vani nomi nobiltà e libertà; chè a protegger questa ultima vaglion soltanto la lancia e la spada de' cavalieri.»
«Scendo da una schiatta» soggiunse Rebecca «il cui coraggio s'immortalò nella difesa del proprio paese, e che nondimeno, quand'ebbe una patria, non guerreggiava se non se per comando di Dio, o per difendersi dagli oppressori. Ma lo squillo della tromba guerriera non risveglia più Giuda, e gli sprezzati figli di Giuda gemono sotto il giogo di schiavitù. Ben dite, ser Cavaliere, sintantochè il Dio di Giacobbe non faccia rinascere a pro del suo popolo un altro Gedeone, un novello Maccabeo, mal si conviene ad una Ebrea il favellar di battaglie e di combattimenti.»
Questa giovinetta, fatta per provare sensazioni altrettanto vivaci quanto elevati erano i pensieri della sua mente, pronunziò tali ultimi accenti con quel tuono di mestizia che ben addicevasi allo stato d'invilimento cui discesa era la nazione cui pertenea; e forse cresceva altra acerbità all'animo di lei dal meditare come Ivanhoe la riguardasse priva del diritto di favellare su tutti quegli argomenti che all'onore o alla generosità riferivansi.
«Oh com'egli conosce mal questo cuore!» considerò fra sè stessa «com'ei lo conosce male, se crede allignarvi abbiezione o viltà per ciò solo che non mi diffondei in lodi sulla cavalleria romanzesca de' Nazareni! Piacesse a Dio che il mio sangue, versato a stilla a stilla, potesse redimere la cattività del popolo di Giuda! Piacesse a Dio, che con tal sagrifizio io valessi a liberare dai ferri dell'oppressione il padre mio e questo a lui benefico Nazareno! L'orgoglioso cavaliere ravviserebbe allora se una donzella del popolo eletto sappia morire con tanto coraggio quanto può essere in femmina Nazarena, sì vana d'una nobiltà derivatale da qualche subalterno condottiero a noi venuto dalle addiacciate contrade del Settentrione.»
Oh Dio! Son io sì colpevole nel fissar gli occhi sopra di esso, se lo vedo per l'ultima volta? pag. 261.
Rivolti allora sopra Ivanhoe gli sguardi: «Ei dorme» sclamò. «La natura spossata gli condusse il riposo che fuggiva da lui e che cotanto eragli necessario. Oh Dio! son io sì colpevole nel fisar gli occhi sopra di esso, se lo vedo per l'ultima volta? Pochi istanti ancora, e forse questi lineamenti cotanto nobili non saranno più avvivati da quell'anima ardente, che lor presta dignità fin quando è immerso nel sonno! Forse fra breve vedremo spente quelle pupille, scolorati quei labbri, livide quelle guance! E sarà vero che il più vile fra gli scellerati abitatori di questo castello calcherà co' piedi la salma esanime del più prode, del più chiaro de' cavalieri, nè allora la nobile alterezza di lui potrà far vendetta contro il suo villano offensore!... Ma e mio padre! Ove se', padre mio? E potrebbero le bionde trecce d'un giovine Nazareno farmi dimentica della tua bianca chioma? Nè fremo su i disastri cui possiam soggiacere? nè li pavento effetto dello sdegno d'Iehovah contro la figlia snaturata che medita sulla cattività d'uno straniero, e per poco non obblia quella dell'autor de' suoi giorni? della profana Israelita, che posta in non cale l'abbiezione di Giuda, sta contemplando le seducenti forme d'un Nazareno? Ma strapperò questo mal germe dal mio cuore, dovesse un tale sforzo costarmi la vita.»
Avvoltasi nel proprio velo, si assise in qualche distanza e cogli omeri volti al letto dell'infermo, cercando raccorre entro sè medesima tutto il coraggio necessario, così a sopportare i patimenti fisici cui forse correva incontro, come a resistere alla piena degli affetti che le innondavano il cuore, e che più gagliardamente ancora ella temea.