»Inesorabil più l'ira del Cielo.
Versi d'antica tragedia.
Intantochè la pausa venuta dopo al buon successo che ottennero gli assalitori, giovava a questi per allestirsi a trar buon partito de' riportati vantaggi, e agli assediati onde procacciarsi novelli modi a difesa, il Templario e Bracy tenean consiglio nella grande sala del castello.
«Ov'è Frondeboeuf?» chiese Bracy, che avea regolate le fazioni militari dall'altra parte della rocca. «O sarebbe vero che è stato ucciso, come alcuni ora mi dicono?»
«Ei vive ancora» rispose freddamente il Templario «ma fosse ancor la sua testa quella del toro ch'ei porta sull'armi, e l'avessero pur ricoperta dieci piastre di ferro, non potrebbe sopravvivere dopo l'ultimo colpo di azza vibratogli dal suo competitore. Poche ore ancora, e Frondeboeuf se ne starà in compagnia de' propri antenati. N'avran grande dissesto le cose del principe Giovanni.»
«E gran guadagno la casa del diavolo» aggiunse Bracy. «Ecco quello che si acquista chi dileggia gli angeli ed i santi, chi ordina che le statue loro vengan gettate dall'alto delle muraglie sulla testa degli inimici.»
«Va al diavolo tu pure! Sei pazzo?» esclamò il Templario. «L'incredulità brutale di Frondeboeuf non ha nulla da invidiare alla tua sciocca superstizione; perchè nè egli della prima, nè tu della seconda sareste in istato di dar motivi plausibili.»
«Ser Templario!» proruppe in tali detti Bracy «misurate le proposizioni, ve ne prego, quando mettete in campo la mia persona. Per la Madre di Dio! Io sono miglior cristiano di voi, e di qualunque altro del vostro Ordine, perchè è voce divulgata per ogni dove, che il santissimo ordine del Tempio di Sion non alimenta pochi eretici nel suo seno, e che fra questi ser di Bois-Guilbert non fa male la propria parte.»
«Non vi prendete affanno di tali voci, e pensiamo piuttosto a difendere il castello. Come si è battuta dal lato che difendevate voi questa ciurmaglia?»
«Come una falange di demoni incarnati. Son venuti fin sotto alle mura, condotti, se non m'inganno, da quel ribaldo che guadagnò il premio dell'arco al torneo; ne ho riconosciuti il corno e il pendaglio. Son questi i bei frutti della politica sì decantata del vecchio Fitzurse; politica che non fa altro se non se aizzarne contro questa schiuma di sciagurati. Il malandrino mi ha fatto bersaglio suo sette volte, nè una sola delle freccie che ha lanciato è andata in fallo. Non debbo che ringraziare la mia buona armatura e la mia sarcotta di Spagna; quanto a lui m'avrebbe trafitto collo stesso rimorso come se fossi stato un daino di queste foreste.»