«Voi però non avete ceduto terreno, e al contrario dalla parte di Frondeboeuf l'istesso rinforzo che ho condotto io, non è stato valevole a salvare il fortino.»
«Gli è un grave danno per noi, perchè il nemico trovandosi riparato, potrà assalire più da presso la rocca. E se non teniamo ben l'occhio vigile su questi sgraziati, faran presto a saltar dentro per qualche finestra dimenticata o da qualche torre indifesa; perchè, non giova dissimularlo, non abbiam gente a bastanza per sostenere tutti i punti; e una volta che gli abbiamo nel castello chi è più che resista a costoro? Aggiugnete, che i nostri armigeri sono sconfortati anzichè no; e lor non garba del tutto quel non poter mostrarsi un istante da qualsisia parte senza divenire scopo ad una grandine di frecce. Il valore di Frondeboeuf era bestiale ma pur ne avrebbe giovato assai, e questi muore. Attese le quali considerazioni mi sembra, ser Brian, che sarebbe ottimo partito il far di necessità virtù, e negoziare con questa canaglia la restituzione de' prigionieri.»
«Che ascolto?» sclamò il Templario «restituire i nostri prigionieri, farsi menar per bocca come persone che capitanarono un notturno assalto, eseguito per sorpresa contra viaggiatori indifesi! come persone che poi non seppero mantenersi entro una rocca, comunque gli assalitori fossero una ciurma di vagabondi e banditi, guidata da mandriani di porci, da buffoni, e in somma dalla feccia la più vile del genere umano! Quale obbrobrio! Maurizio di Bracy, ove siete? Quanto a me mi seppelliranno le rovine del castello prima ch'io cali mai a sì vergognosa capitolazione.»
«Torniam dunque ai baluardi» riprese a dire Bracy con aria d'indifferenza. «Non v'è mai stato uomo, sia pur Turco o Templario, che men di me faccia conto della sua vita. Credo però potere senza vergogna sospirare per non avere meco qualche dozzina d'uomini a cavallo della mia valorosa compagnia franca. O mie prodi lancie! Se sapeste ora in quale rischio si trova il vostro condottiero, non tarderei a vedervi raccolti in squadrone, e la mia bandiera spiegata precedervi; non tarderei a vedere questi sciagurati mettersi in fuga piuttostochè avventurarsi a sostenere l'impeto de' vostri corridori!»
«Sospirate poi quel che volete, ma difendiamoci come il possiamo co' soldati che ne rimangono. Appartengono per la maggior parte al seguito di Frondeboeuf, pari a lui nell'essersi fatti detestare dai Sassoni con mille atti di tracotanza e d'oppressione.»
«Meglio, così comprenderanno quanto rilevi per essi il difendersi finchè resta una stilla di sangue nelle lor vene. Corriamo dunque ove ne spetta Brian di Bois-Guilbert; e vedrete se Maurizio di Bracy sappia comportarsi qual cavaliere valoroso e di nobil legnaggio.»
«Dunque alle mura!» sclamò il Templario, e vi salirono entrambi per combinare congiuntamente tutti que' migliori espedienti che la pratica poteva inspirare ed il coraggio mettere in atto. Furono ad una nel ravvisare come la parte più pericolante del castello fosse quella, posta rimpetto al fortino caduto in potere degli assedianti. Gli è vero che la fossa lo disgiugnea dal castello, il quale ostacolo se prima non superavano gli assedianti, non poteano far impeto sulla porta di soccorso della rocca posta di contro alla porta di soccorso del fortino. Ma ben videro il Templario e Bracy, come gli assalti i più formidabili del nemico sarebbero da quella banda, o per ottenerne il bramato effetto se gli assedianti l'avessero lasciata sguernita, o per trarre colà tutte le forze del castello, ed intanto far prova di penetrar per sorpresa da un'altra parte. E a declinar possibilmente gli effetti d'un tale stratagemma guerresco, formidabile soprattutto a chi tanto d'uomini difettava, non videro miglior via, quanto il collocare alcune sentinelle di distanza in distanza sì, che fossero in vicendevole corrispondenza, e al menomo indizio di pericolo gridassero all'erta. Bracy si prese assunto di difendere la porta di soccorso del castello, intantochè il Templario comanderebbe una riserva di venti uomini, pronta a trasportarsi dovunque l'uopo di soccorso si manifestasse più urgente.
La presa di quel fortino portava altra conseguenza molesta a quei della rocca, ed era togliere loro abilità di osservare coll'aggiustatezza di prima le fazioni dell'inimico: non che le alte mura del castello, non dominassero ampia estensione di spianato; ma la porta d'uscita del fortino toccava il lembo della foresta; laonde gli assedianti potevano introdurvi nuove forze, senza che gli assediati se ne accorgessero, e il poteano tanto meglio, che il fortino stesso li sottraeva alle nemiche frecciate. Dubbiosi quindi i confederati normanni sul luogo d'onde stava per iscoppiar la procella, ed ignari del numero dei nemici co' quali si doveva combattere, i due cavalieri furono costretti a premunirsi alla cieca contra contingibili eventi; la qual cosa, comunque di coraggio non mancassero i lor soldati, li sconfortò ed inquietò non lievemente, siccome accade a tutt'uomo, che si veda cinto da avversari, ne' quali sta l'arbitrio e del campo e del tempo per assalire.
In questo mezzo il signor della Rocca nel proprio letto giaceva tribolato dai patimenti del corpo e da mortali angosce di spirito per lui più crudeli; poichè era privo sino di quel conforto che tanto ben tornava alle persone devote giusta l'usanza di quel secolo superstizioso, intendiamo la sperata possibilità di riscattarsi da qualunque delitto col lasciare legati ad un monastero, modo facile di penitenza e di espiazione che giugneva a soffocare i rimorsi. Non negheremo certamente che una calma d'animo ottenuta a tal prezzo somiglia tanto a quella pace di cuore, figlia d'un pentimento sincero, quanto il letargo prodotto dall'oppio ad un sonno tranquillo e naturale; pure tal riposo artifiziale dello spirito era da preferirsi all'agonia de' rimorsi. Ma nella caterva dei vizi impossessatisi di Frondeboeuf l'avarizia il padroneggiò sovra gli altri, tal che non avrebbe sagrificato un bisanto d'oro per ottenere la remissione di tutti i commessi delitti. Ciò nullameno toccava l'istante in cui la terra e tutti i tesori da lui posseduti gli si dileguavano dinanzi agli occhi, e quel cuor duro quanto una macina da mulino incominciò a conoscere che si fosse spavento, allorquando portò la mente ad indagare il cupo abisso dell'avvenire. L'ardente febbre che lo struggea faceva più terribile l'agonia del suo spirito, laonde il suo letto di morte offeriva una mescolanza atroce di rimorsi che per la prima volta si destavano in lui, e di passioni inveterate che faceano lor prove per allontanarli. Orrido stato, sol comparabile a quello in cui vengono dipinti gli abitatori delle regioni spaventevoli, ove albergano pianti scevri da speranza, rimorsi disgiunti da pentimento, orrido senso de' mali presenti, e certezza che non possono nè cessare nè sminuire.
«Ove sono adesso» diceva digrignando i denti costui «ove sono questi cani di preti, che vendono sì caro le loro indulgenze, le loro assoluzioni? Ove si trovano questi carmelitani scalzi, a cui favore il vecchio Frondeboeuf fondò il convento di s. Anna, rubando a me, erede legittimo, tanti belli e buoni poderi? Dove sono questi affamati mastini? Staranno ad imbriacarsi nel proprio chiostro, o a farne alcuna delle loro presso il letto d'un moribondo. Ed io, figlio del lor fondatore, io, per cui se pregassero non compirebbero che un obbligo, obbligo derivato ad essi dall'atto medesimo della fondazione, io qui solo.... Mascalzoni ingratissimi! Lasciarmi morir qui senza preci, senza assoluzioni, come un cane che non ha nè padrone nè ricovero! Venga almeno il Templario! è una specie di prete, e può udire la mia confessione. Il Templario la mia confessione! Oh che pazzia! Tanto varrebbe confessarsi al diavolo quanto a Brian di Bois-Guilbert, che non crede nè cielo nè inferno. Ho inteso alcuni vecchi parlar di preghiere.... di preghiere che un uomo fa da sè stesso; per questo non fa d'uopo di prete. Ma io pregare?... No, non ardisco.»